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Home Ambiente Conferenza Onu sul clima: raggiunto un ottimo accordo
Conferenza Onu sul clima: raggiunto un ottimo accordo

Scritto da Francesco Barca, 19-12-2010 17:12

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Pubblicato in : Rubriche, Ambientando


I rappresentanti dei diversi Paesi che si sono incontrati a Cancun dovevano affrontare il rischio di un ennesimo fallimento in tema di governance globale ambientale. Il percorso da seguire per la lotta al ‘caos climatico’: taglio delle emissioni del 25-40 per cento entro l’anno 2020; pacchetto di fondi per trasferire tecnologie pulite e salvaguardare le foreste tropicali.

Al Summit dell’Onu sul clima, svoltosi a Cancun in Messico, si è raggiunta un’importante intesa contro il nemico planetario comune: i cambiamenti climatici. Al momento sembra un progetto teorico ma l’architettura è forte e concreta, nel documento redatto e approvato dai più di 190 delegati dei Paesi che hanno preso parte alla conferenza, si è tracciato il percorso da seguire per la lotta al ‘caos climatico’: taglio delle emissioni del 25-40 per cento entro l’anno 2020 al fine di evitare un aumento probabile della temperatura di 2 gradi; oltre ad un pacchetto di fondi con lo scopo di trasferire tecnologie pulite e salvaguardare le foreste tropicali. I rappresentanti dei diversi Paesi che si sono incontrati per due settimane a Cancun dovevano affrontare il rischio di un ennesimo fallimento in tema di ‘governance globale ambientale’.

Infatti, a due anni dalla data terminale del protocollo di Kyoto (2012), l’obiettivo era la piena disponibilità ad impegni concreti e vincolanti per diversi Stati che fino a poco tempo fa si sono mostrati insensibili e poco attenti al fenomeno del ‘global warming’. L’accordo ha fatto leva sulla partecipazione di tutti, anche grazie ad un alleggerimento dei target a breve termine relativi alla riduzione di CO2, soprattutto molto importante è stata la regia diplomatica messicana che ha permesso a tutte le nazioni di avere un proprio ruolo e spazio nella lotta al ‘climate change’. La conferenza Onu sul clima ha messo in luce che con il dialogo e la diplomazia internazionale si possono raggiungere due finalità insieme: arginare la crescita della temperatura e tutelare gli interessi degli Stati. In questo scenario c’erano due gruppi di Paesi, da un lato quelli più ‘insensibili e disattenti’, tra cui i due maggiori inquinatori del globo, Cina e Usa, e dall’altro i Paesi più esposti ai rischi della piaga climatica, più attivi e richiedenti regole, tra cui isole e isolotti che rischiano di essere inghiottite dal mare e l’Africa sahariana e subsahariana vittima del processo di desertificazione.

Al Summit di Cancun, mentre la trattativa procedeva per piccoli ma importanti passi, tra cui le aperture della Cina e dell’India verso delle regole vincolanti e la lotta del Brasile alla deforestazione, anche l’esercito degli Stati Uniti ha dichiarato che la loro futura missione sarà sconfiggere i cambiamenti climatici con lo scopo di tutelare sicurezza e benessere dei cittadini. A riguardo l’ammiraglio David Titley ha affermato con determinazione che: “Non c'è da discutere di modelli e previsioni. Per misurare l'impatto del cambiamento climatico basta osservare quello è successo nella zona artica negli ultimi 30 anni, e in particolare nell'ultimo decennio. Prima c'era una superficie ghiacciata che aveva piccole oscillazioni a seconda delle stagioni.

Adesso c'è un pack che cambia radicalmente dimensioni durante l'estate”. Inoltre, ha aggiunto Titley, in merito ad un'altra questione fondamentale per il nostro pianeta: cioè l’alimentazione: «Il mutamento dei monsoni e il moltiplicarsi di fenomeni come uragani, siccità e alluvioni rappresentano una minaccia concreta alla sicurezza degli Stati Uniti. Non basta. Nel mondo un miliardo di persone prende dal mare le proteine di cui ha bisogno. E l'acidificazione degli oceani rappresenta un fenomeno preoccupante: il mare assorbe il 40 per cento dell'anidride carbonica emessa e il suo PH cambia. Il rischio è che l'acidità arrivi a un livello tale da renderlo invivibile per molte specie».

In quest’ottica anche Pechino ha voluto finalmente dare il proprio contributo alla lotta al ‘global warming’, attraverso un importante disponibilità che ha dato il via al negoziato per impegni vincolanti sul taglio dei gas serra definibili in tempi rapidi e attuabili a partire dal 2020. Il capo negoziatore cinese, Su Wei, si è  dichiarato disponibile ad una soluzione di compromesso, anche se sulla quantificazione dei tagli di Co2 se ne riparlerà più avanti: «Stiamo aspettando segnali fin dal 2005. Oggi è tempo di avere una conferma del Protocollo di Kyoto espressa in termini cristallini».

Dopo la conferenza Onu che ha avuto ottimi risultati in termini di intenzioni e di impegni governativi, salutata nel finale da uno scroscio interminabile di applausi, la speranza è che dal prossimo anno si raggiunga l’obiettivo di ratificare un piano globale che tuteli il clima e la terra nel periodo successivo al 2012. Per il resto lo scopo di Cancun è stato ottenuto: recuperare consapevolezza intergovernativa sulla questione dei cambiamenti climatici attraverso la disponibilità ad un impegno comune da parte di tutte le nazioni del mondo, ricche o povere. Infatti, la battaglia per la stabilità climatica e la salvaguardia della terra e di ecosistemi e biodiversità non può essere affrontata senza l’apporto di Stati Uniti e Paesi emergenti, Cina, India, Brasile e Messico, che fino a poco tempo fa erano contrariati ad accettare ‘regole ambientali vincolanti’.

L’esito dell’accordo sul clima di Cancun è stato letto positivamente da parte di alcune associazioni ambientaliste, a giudizio di Mariagrazia Midulla del Wwf: «L'inserimento della definizione di obiettivi vincolanti, sia pure in una formula molto generica che lo definisce come una possibilità, rappresenta un passo avanti importante». Anche se secondo il direttore generale dell'Ambiente Corrado Clini, l’accordo risulta ancora lontano dall’indicare un percorso concreto che argini la crescita della temperatura ad un livello in cui i rischi siano controllabili e gestibili.


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