| Scritto da Francesco Barca,
05-01-2011 15:21
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Pubblicato in : Rubriche, Ambientando |
Secondo lo studio realizzato dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva svolto in tutti i capoluoghi di provincia, la media annuale più alta è quella della Campania con 364 euro, rispetto ad una media nazionale che ammonta a 233 euro, con la più bassa registrata in Molise con 131 euro a famiglia. In Sicilia, Siracusa supera di 165 euro Caltanisetta con 241 euro a famiglia

La Sicilia, insieme a tante altre regioni del meridione come la Campania, soffre dell’inefficienza nella gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Dal dossier redatto da Cittadinanzattiva si mette in luce come ‘oltre il danno ci sia la beffa’: la spesa nella raccolta dell’immondizia è più alta dove meno funziona. Il rifiuto è oro per le casse degli Enti, non considerandolo invece come dovrebbe essere una vera e propria ‘risorsa’, se saputo gestire e trattare con i giusti criteri.
A dimostrarlo è lo studio realizzato dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva svolto in tutti i capoluoghi di provincia. Sembra assurdo, ma secondo i calcoli dell’indagine sarebbe Napoli, città dove la questione rifiuti negli ultimi anni non ha trovato una soluzione duratura e concreta, il capoluogo dove la tassa sui rifiuti pesa di più sui cittadini. Nella bella Napoli, infatti, i costi per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani si aggirano sui 453 euro a nucleo familiare-tipo costituito da tre persone, con un reddito lordo complessivo di 44.200 euro ed una casa di 100 metri quadri.
In confronto, Isernia, paga quattro volte meno, risultando la meno cara d’Italia con 122 euro a famiglia. Così scorrendo la graduatoria dei costi della ‘monnezza’ stilata da Cittadinanzattiva vediamo che le tariffe più esose ricadono sui conti delle famiglie meridionali, infatti tra i 10 capoluoghi di provincia 8 sono del Sud, mentre solo Trieste risulta del Nord con 309 euro.
In linea generale, guardando la tabella con le tariffe città per città, la media annuale più alta è quella della Campania con 364 euro, rispetto ad una media nazionale che ammonta a 233 euro, con la più bassa registrata in Molise con 131 euro a famiglia. Quest’ultimo dato mette in evidenza la disomogeneità nei costi dei rifiuti sia tra aree geografiche del Belpaese che all’interno di una stessa regione.
In Sicilia, a riguardo, la tassa sui rifiuti a Siracusa supera di 165 euro quella di Caltanisetta con 241 euro a famiglia. Lo stesso accade in Toscana dove a Livorno, la Tia (Tassa di igiene ambientale) è di 304 euro superando di ben 130 euro quella del capoluogo toscano, Firenze con 174 euro. Ma l’aspetto su cui riflettere è che in Campania ad Avellino la Tarsu è di 262 euro meno in confronto al costo per una famiglia di Napoli, la differenza è data dalla raccolta differenziata svolta con diligenza nel capoluogo irpino con il tasso più alto di tutta la regione. A evidenziare la virtuosità di Avellino è il rapporto di Legambiente sui “Comuni ricicloni Campania 2010”, i risultati dell’ associazione ambientalista hanno premiato il comune irpino con la maglia rosa per la migliore percentuale di differenziata, il 61,5%, seguita da Salerno con il 59,9, e Caserta con il 47,2. Da notare come la città di Napoli si registra nell’arco di quest’anno come quella con il ‘trend’ di incremento più alto della tassa sui rifiuti, con un più 60.1%, a seguire Reggio Calabria con un più 57%, Benevento più 44%, Trapani più 34 % e Pescara con più 21%. Inoltre secondo i dati Istat negli ultimi dieci anni, da gennaio 2000 a dicembre 2010, l’incremento delle tariffe sui rifiuti è stato vertiginoso, pari al 61%. A parere di Antonio Gaudioso vicesegretario generale di Cittadinanzattiva: «In Italia, la metà dei rifiuti va ancora a finire in discarica, la produzione pro capite di rifiuti urbani è pressoché stabile, mentre ciò che non accenna a diminuire è il carico delle tariffe, specie in quelle aree del Paese, come il Sud, dove il reddito pro capite è più basso. Napoli insegna: appena è esploso il caos rifiuti nel 2008, l’amministrazione ha subito annullato la disposizione del regolamento comunale che prevedeva la riduzione del 60% della Tarsu nei casi di gravi inadempimenti nella gestione del servizio. E come se non bastasse, dal 2008 ad oggi non hanno fatto altro che aumentare l’entità della tassa. Al danno si è aggiunta la beffa: non solo rifiuti per strada ma anche l’obbligo di pagare per intero e sempre di più per un servizio che non funziona».
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