| Scritto da Francesco Barca,
17-03-2011 09:21
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Pubblicato in : Rubriche, Ambientando |
Non ci sono più dubbi, il riscaldamento climatico che coinvolge tutto il nostro pianeta è una delle cause principali dell’aumento delle precipitazioni negli ultimi anni. A rivelarlo è uno studio condotto da Nature, dal titolo tanto emblematico quanto significativo: "Il fattore umano", dove si evidenzia che il ‘global warming’, cioè il surriscaldamento globale è l’artefice principale di forti acquazzoni, inondazioni, esondazioni e altri fenomeni naturali, causati dall’eccesso di piogge in aumento del 3,5 per cento dal 1990 a oggi.
Dagli studi si mette in luce come il calore in eccesso accumulato nell’atmosfera possa dar vita a dei nuvoloni neri che hanno provocato ingenti danni in diverse parti del mondo: nell’estate scorsa esondazioni e distruzioni in Pakistan, nel gennaio di quest’anno l’inondazione in Australia, lo straripamento del Danubio nel 2010, e in Italia a Massa nel novembre scorso la morte di tre persone. La temperatura media del globo è aumentata di un grado e i mari sono cresciuti di pochi centimetri, fatti ormai scientificamente testati ma che lasciano indifferenti sia i governi che l’opinione pubblica, ma l’aggressione intensa e costante delle precipitazioni risultano dei segnali più forti, tangibili e evidenti per tutti, del disequilibrio climatico globale.
La responsabile della ricerca Gabriele Hegerl, climatologa dell’Università di Edimburgo, tiene a precisare che: «Possiamo dire con relativa certezza che la maggiore intensità delle precipitazioni dell'ultimo mezzo secolo non è frutto del caso». La Hegerl insieme ai suoi collaboratori, ha realizzato una importante comparazione tra la mappa delle precipitazioni che ha riguardato gli ultimi 50 anni con l’altra mappa ‘teorica’ delle piogge che si sarebbe verificato se l’atmosfera non fosse sta inquinata dai cosiddetti gas serra provocati dall’uomo. «Il nostro studio è la prima conferma che l'aumento dell'intensità delle precipitazioni è legato al riscaldamento dell'atmosfera. Anzi, può darsi che abbiamo sottostimato l'andamento, e che in futuro dovremmo aspettarci eventi ancora più violenti» sottolineano i ricercatori.
Inoltre su Nature è stato pubblicato uno studio sulle devastanti inondazioni avvenute in Inghilterra e Galles nel 2000. Ed anche qui gli studiosi hanno confrontato i dati reali con quelli ottenuti dai modelli di calcolo che eliminano l’effetto serra. E a riguardo evidenziano come «le inondazioni del 2000 avrebbero avuto una probabilità di avvenire più bassa di almeno il 20% senza riscaldamento climatico». Nel Belpaese il controllo e monitoraggio dei fenomeni meteo di estrema entità è svolto dall’Ibimet (Istituto di biometereologia) del Cnr.
Giampiero Maracchi, direttore dell’istituto, fa il punto della situazione sottolineando che «vediamo fenomeni molto intensi dall'inizio degli anni '90. Prima di allora, consideravamo pesante una pioggia da 40-60 millimetri al giorno. Oggi arriviamo anche a 250, come è avvenuto recentemente in Umbria. A Massa sono piovuti 230 millimetri in una mattinata e l'esondazione del Bacchiglione a novembre è stata causata da un regime di 200 millimetri che si è protratto per molti giorni».
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