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Evento speciale al Caffè Libreria Puck. L'incontro-dibattito con Alvaro Vitali, nella giornata del Milazzo Film Festival che è culminata con la proiezione di Roma di Federico Fellini, in una versione quasi integrale, con i 7 minuti nei quali compaiono quattro mostri sacri del nostro cinema (Vittorio Gasmann, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Marcello Mastroianni), una esclusiva di grande prestigio che è il fiore all’occhiello di questa edizione del Festival.
Alvaro Vitali non ha certo bisogno di presentazioni, nato a Trasevere nel 1950, è noto al grande pubblico per l’interpretazione di Pierino e comunque per il genere commedia sexy che spopolava negli anni '70 e '80. Il contesto odierno è più “alto”, ovvero la partecipazione dell’attore al film “Roma” del 1972, il suo rapporto con il grande Fellini. Il direttore artistico Salvatore Presti si è mostrato orgoglioso per la proiezione "quasi integrale" di Roma proveniente dalla Cineteca di Bologna, evidenziando l’estro di Fellini nell’escludere dal film che poi arrivò nelle sale dell’epoca, il meglio del nostro cinema, a testimonianza del fatto che era lui ad essere unico ed il vero “mostro sacro”!
E poi come non sottolineare l’immagine particolare della città eterna che ne viene fuori. Quindi Elena Di Dio, alternandosi con lo stesso Presti, ha chiacchierato con Alvaro Vitali.
Com’è stato lavorare con Fellini in questo film? Vitali: «Per me è stata una immensa emozione, ho studiato e provato insieme a Gino Landi e Fellini, tutti i santi giorni stava lì a vedermi, è riuscito a farmi ballare il tip tap», così ha raccontato della scena del gatto morto, prima vero, poi di pelouche che faceva ancor più paura (nel film gli viene tirato addosso alla fine dell’esibizione del tip tap). «Stasera - ha continuato l'attore di Trastevere - vedrò anch’io per la prima volta i pezzi che Federico aveva tagliato».

La Di Dio gli chiede, a questo punto, qualcosa sul suo primo provino, quello di Satyricon: «Il regista cercava i magrolini, io lavoravo a Trastevere in un negozio di elettricità, ero indeciso, ma era sabato e non si lavorava, per cui andai a Cinecittà, nel Teatro numero 5, sembrava un circo c’era di tutto e tutti per farsi notare da Fellini, ad un certo punto entrammo c’era una cinepresa con un uomo dietro non lo vedevamo e una voce disse: chi di voi due sa fare il fischio del merlo? Io fischiai con le dita e lui disse, prendiamo lui che è più sveglio».
Gli uomini di Fellini sono particolari? «Certamente, sono alti grossi o nani. Una volta ero un gerarca e mi servivano delle scarpe vado da un calzolaio ma arrivato lì fui aggredito ed insultato, faccio un film, dissi».

E' Salvatore Presti a porre l’ultima domanda: Qual è l’ultimo ricordo di Fellini? Alvaro Vitali parla come se si trattasse di qualcosa avvenuto ieri: «l’ultimo film di Fellini fu La nave va, io arrivai a Cinecittà entrai dentro la nave e quando lui diede il ciak al posto del cantante lirico che doveva venir fuori uscii io e lui comincio ad urlare. Non era mai cattivo con noi attori, si arrabbiava ma mai con qualcuno in particolare, se era stanco o nervoso si prendeva una pausa, dormiva o dipingeva e poi si ripartiva! Lui ricordava il nome di tutti».
Il forum si è chiuso con il pensiero sempre appassionato di Giovanni Boncoddo. Poi la proiezione notturna di “Roma” in una Piazza Duomo stracolma di spettatori, testimoni di un evento unico ed esclusivo. |