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Alla fine si sono sposati, riuscendo a coronare in Italia - seppur in modo simbolico - un legittimo sogno d'amore: Manuel Incorvaia e Francesco Zanardi hanno celebrato, a Savona, il loro matrimonio (da troppi considerato "mediatico"). Forse qualcosa c'è stato di mediato, ma con ogni probabilità con lo scopo di continuare a parlare di un diritto che appartiene a tutti gli italiani (e non solo). Matrimonio o convivenza, da qualsiasi parte si sta, il principio costituzionale dovrebbe appoggiare ogni scelta individuale: l'articolo 2 e l'articolo 3 non possono che essere chiari a tutti, da qualsiasi prospettiva si leggano.
Per la tutela di questo diritto, negato, Francesco Zanardi ha digiunato, sollevato la protesta nelle strade, scritto al Presidente della Repubblica, ai Ministri, a diversi europarlamentari ed ha chiesto l'asilo politico alla Spagna. Forse qualche accusa politica che gli viene mossa sarà pure vera, ma è altrettanto vero che richiede un diritto legittimo che non viene concesso qui in Italia a causa di una cultura prettamente omofoba, che infligge "condanne morali" ogni giorno.
Ora Francesco e Manuel si sono sposati in modo simbolico: ha pronunciato la formula Pio Vintera, il curatore di Villa Cambiaso. Le firme degli atti saranno ufficializzate a largo delle coste liguri in modo tale di poter rendere valida l'unione.
Già il 27 febbraio scorso, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, aveva celabrato un matrimonio "simbolico" tra due donne al parco Valentino.
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