In molti sapevano che sarebbe stato difficile, ma altrettanti speravano che il buon senso sui diritti dell'uomo potesse avere la meglio. Ma, forse tirata virtualmente dalla giacchetta da troppi cattolici bigotti, la Corte Costituzionale ha detto tra le righe "no" ai matrimoni gay, rigettando i ricorsi presentati dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di Appello di Trento, che sottolineavano l'illegittimità di una serie di articoli del codice civile.
Certamente è vero che i giudici della Consulta, nelle motivazioni della decisione, hanno sottolineato come sia competenza del legislatore redigere una regolamentazione dei matrimoni gay, ma diciamoci la verità: hanno preferito lanciare la patata bollente da un'altra parte. Insomma, uno scarica barile che ancora una volta impone un divieto a chi avrebbe ogni diritto di contrarre matrimonio senza ma e senza se. Il nome di colui che ha deciso, in sostanza, di non pronunciarsi veramente passerà alla storia e correrà di bocca in bocca: Alessandro Criscuolo. Così come, manco a dirlo, il nome dell'avvocatessa di Stato: Gabriella Palmieri. Verrebbe da dire: ma lo Stato di chi? E per conto di chi?
Concia, deputata del Pd, invita tutti alla calma, sottolineando il fatto che «la Corte Costituzionale, nella pronuncia di oggi con cui ha rigettato i ricorsi in tema di matrimoni gay, ha affermato un principio di fondamentale importanza: la Consulta ha stabilito senza possibilità di equivoco che la Costituzione italiana non vieta i matrimoni tra persone dello stesso sesso». La stessa parlamentare continua affermando che «fermo restando che aspettiamo di leggere nel dettaglio le motivazioni della Corte, questa pronuncia deve ora diventare la pietra miliare da cui ripartire nell'attività legislativa. La Corte, infatti, nel riconoscere la potestà del legislatore sull'argomento, ha passato la palla ai corpi legislativi, che non possono più eludere la questione. Alle Camere sono già 5 le proposte di regolamentazione delle unioni omosessuali, tre delle quali presentate da me. Mi appello a tutti i colleghi parlamentari affinché, sotto lo stimolo e il pungolo della Corte, si calendarizzi la discussione e si cominci a lavorare per il riconoscimento dei diritti di tantissimi cittadini, avendo l'intelligenza e il cuore per affrontare la questione senza pregiudizi ideologici».
In conclusione, non è cambiato niente. Alla faccia dei diritti internazionali. |