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Il 17 maggio è la giornata mondiale contro l’omofobia. Il termine omofobia ha una origine e una definizione ben precisa (George Weinberg, Society and the Healthy Homosexual, 1971). Detto popolarmente è l’assurda e irrazionale paura nei confronti di chi desidera forme sessuali "diverse" da quella che può essere la "nostra". Nascondendosi tante volte dietro un'apparente diffidenza, in realtà è una faccia del pregiudizio e dell'ignoranza sui diritti delle persone. Da anni ci si batte, con qualche successo (ma non della politica governativa italiana), affinché oltre a sottolineare i danni che l'omofobia arreca alla dignità delle persone, si possa riuscire a tutelare i diritti delle persone omosessuali (matrimonio, adozioni, etc).
Coloro che parlano, scrivono, legiferano (all'estero...) sull’omosessualità non si contano più. Eppure, nonostante questa costante evidenza su diritti che dovrebbero rientrare tra quelli inviolabili, i danni sono evidenti, le offese alla dignità altrettante, l'approccio pregiudizievole nei confronti della sfera privata degli omosessuali ancora di più.
Come fa la sessualità a muovere l'unione tra le persone? Darne una spiegazione in quattro battute potrebbe risultare addirittura banale. Generalmente le persone si mettono in coppia prevalentemente per provare piacere fisico (tenerezza, eccitazione, rilassamento, etc), sentire che c’è qualcuno che pensa ed agisce in maniera sincronizzata con la parte più profonda di noi stessi (sentirsi ‘internamente’ meno ‘soli’ rispetto agli altri), costruire un’alleanza rivolta verso l’esterno (sentirsi meno ‘deboli’ rispetto alle difficoltà del mondo esterno). Sessualmente poi ci sono diversi fattori che ci rendono “appetibili”: dall’odore della pelle, al movimento delle mani, alle spalle, alla schiena, alla nostra voce e alla nostra risata, etc. In sostanza, la sessualità è un viaggio tutto personale. E soprattutto non necessariamente vincolato da quella che viene chiamata, in errore, "regola naturale" (uomo-donna).
Da qui si potrebbe arrivare, secondo un registro popolare e non manualistico, alla definizione di sesso. Il sesso può essere considerato l’apparato genitale, se così fosse, la prima cosa che viene in mente e che dovrebbe abbattere la curiosità di sapere "cosa c'è sotto" è che il sesso è femminile e maschile, non esiste un sesso omosessuale o lesbico, ad esempio. Né un sesso eterosessuale. Esiste, semmai, una vita sessuale omo, etero o bisessuale; esiste semmai il transessualismo, il cambiamento di pelle, etc.
Ma se poi vogliamo allontanarci da una definizione che tenga conto del tipo di apparato genitale, allora possiamo – finalmente! – dire che il sesso non è esclusivamente legato alle funzioni biologiche riproduttive della sessualità, ma è espressione fondamentale dell’essere umano, è un fenomeno complesso che vede coinvolte influenze psicologiche, biologiche e culturali. Il sesso è il privilegio che concediamo alla nostra intimità.
Il lungo preambolo ci porta a chiederci che cos’è l’omosessualità. Molti studiosi dicono che le preferenze sessuali fanno parte di un bagaglio personale di esperienza che cominciamo a costruire sin dalla primissima infanzia. Questo è vero, purché questa affermazione non venga utilizzata in una fase successiva per affermare che gli omosessuali si trovano in "questa condizione" proprio perché nell'infanzia qualcosa "ha rotto il meccanismo naturale dell'evoluzione sessuale".
L’essere omosessuali non deve essere considerato una ‘devianza’ o una ‘malattia’ (banale ripeterlo, ma difficilissimo capirlo) bensì un "adattamento" (così lo chiamano) della personalità a preferire un certo tipo di figura sessuale, anziché un’altra. I nostri orientamenti sessuali, infatti, sono determinati da quanto giudichiamo una determinata persona più o meno in grado di soddisfare alcune preferenze.
Ancora oggi qualcuno si chiede quale sia la causa dell'omosessualità e avanza tante ipotesi. Esse si dividono grosso modo in tre categorie: - spiegazione innatistica ("omosessuali si nasce"). L'omosessualità è in qualche modo innata. - Spiegazione psicologica ("omosessuali si diventa"). L'omosessualità è l'effetto di un differente sviluppo della psiche (così la pensavano in passato molte branche di studio ortodosso). - Spiegazione volontaristica ("non esistono persone omosessuali, ma solo atti omosessuali'"). L'omosessualità non ha "cause". Si tratta di un comportamento appreso ed acquisito, frutto della volontà del singolo individuo.
Fra coloro che sostengono la tesi volontaristica, le valutazioni divergono ulteriormente: una parte sostiene che il comportamento omosessuale è moralmente deviato, causato sostanzialmente dal vizio; un’altra parte crede che dipenda dall’effetto della "educastrazione", che ha indotto dall'esterno le persone a rinunciare, in un senso o nell'altro, alla naturale bisessualità che caratterizzerebbe per natura l'essere umano.
Dunque, neppure si possono contare i tentativi di capire la causa dell’omosessualità (ebbene sì, ancora c'è chi cerca disperatamente la causa per poter guarire (!) "queste persone"). Eppure, fa sorridere la consapevolezza che nessuno mai ha impiegato così tanto tempo in studi e ricerche per capire dove viene la nostra eterosessualità! Ci si accontenta, banalmente, dei concetti di chi la definisce "naturale" e "biologicamente scontata".
Qualche settimana fa, in un programma di rai due, ho sentito un opinionista chiedere agli altri opinionisti come mai l’omosessualità stesse raggiungendo un numero così alto...! Il paradosso del paradosso: è come chiedersi perché nel mondo ci sono più mori e meno biondi, solo per fare un esempio. O perché ci siano più persone di statura media e non di statura sopra la media, giusto per farne un altro. In quella trasmissione - come in tante altre - era chiaro che l’omosessualità veniva considera un fenomeno sociale, dimenticando che è una delle varie dimensioni della persona.
Un altro argomento controverso è il matrimonio tra gli omosessuali e il desiderio di adottare figli. Il nocciolo dovrebbe stare qui: «facciamo scelte di coppia, anche quelle sessuali, seguendo un bisogno condiviso: garantirci la felicità personale, e questa non si realizza necessariamente all’interno di coppie eterosessuali». Abbiamo già parlato dell'argomento in questo blog... Spulciatelo, se vi va.
Sono veramente troppe le sfumature da toccare e il rischio è di banalizzare troppo l'argomento con questo post...
Sarebbe bello un giorno leggere i giornali, aprire internet, guardare la tv e rendersi conto che la vita sessuale delle persone (eterosessuali, omosessuali, bisessuali, etc) viene finalmente considerata come una vita personale privata e non come un costume o un argomento da gossip. Forse, tolti gli elementi di spettacolarizzazione, tutto assumerebbe una dimensione privata, intima, delicata e sostanzialmente non discutibile, perché di diritto. Ma essendo figli del Grande Fratello, dell'Isola dei Famosi, di Facebook e tante altre acrobazie mediatiche e digitali, diventa quasi impossibile non piegarsi un po' per spiare la vita degli altri dal buco della serratura.
Le manifestazioni che ci sono state anche in Italia oggi sono state diverse, anche se non le menzioniamo (facciamo fare la cronaca ai giornali, noi facciamo altro). Tutte però sono legate da un filo conduttore: si smetterà di lottare così duramente, quando si smetterà di considerare capricci quelli che in verità hanno l'oggettivo aspetto di diritti. |