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L’iniziativa Dammi da bere organizzata a Roma il 24 febbraio dall’associazione Greenarcord con la partecipazione della provincia romana e la presenza di diversi studiosi ed esperti del settore ha riscosso un ottimo successo. La giornata di studio e di confronto di idee è stata dedicata all’importante questione nazionale e globale del destino dell’acqua, bene pubblico o privato? Secondo quanto evidenziato nel dossier “Acqua 2010” di Solidarietà e Cooperazione Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale), l’acqua considerata il vero e proprio ‘oro blu’ dell’XXI secolo, è diventato un elemento indispensabile per più di 4 miliardi di persone.
Uno scenario globale che mette in evidenza ancora di più la forte e tangibile disparità internazionale tra paesi ricchi e poveri del globo, dove il 12 per cento della popolazione mondiale utilizza l’85 per cento delle risorse presenti sul pianeta. Mentre ad un livello locale si sollevano forti polemiche e questioni istituzionali, a partire dai due referendum sul tema della privatizzazione dell’acqua che si svolgeranno in primavera in Italia. A fare il punto della situazione sulla gestione e distribuzione dell’ “oro blu” a 360 gradi, in Italia e nel mondo, ci ha pensato l’associazione Greenaccord attraverso questa interessante iniziativa.
«Decidere qual è il sistema di gestione più equo e lungimirante è un tema ineludibile - chiosa Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord - Ma per scegliere occorre aver chiari i termini della questione. Ecco perché abbiamo deciso di organizzare questa conferenza, invitando esperti e scienziati di fama internazionale». Tra gli aspetti principali trattati durante il convegno, i due quesiti referendari approvati dalla Corte costituzionale nel gennaio di quest’anno, dove si chiede l’abrogazione di parti della legge sull’affidamento ai privati della gestione dei servizi pubblici locali, tra cui anche quello idrico.
«L'Italia - sottolinea Andrea Masullo, presidente del Comitato Scientifico di Greenaccord - è fra i più grandi consumatori al mondo di acque imbottigliate. Rendere più efficiente la gestione pubblica dell'acqua non solo ridurrebbe questo consumo, ma eviterebbe conflitti fra industrie, agricoltura e cittadini, e garantirebbe maggior controllo sui prezzi, a vantaggio delle fasce più povere della popolazione». A riguardo bisogna sottolineare, come il mercato dell’acqua minerale è caratterizzato da un oligopolio in cui le aziende possono decidere in modo autonomo la quantità di ‘output’ da produrre. La situazione è contraddistinta da un mercato a costo variabile marginale, pari a quello della sola bottiglia e al costo fisso della concessione. Un ambito economico molto conveniente e vantaggioso, dove un litro di acqua in bottiglia può raggiungere il costo di quanto 1000 litri di quella del rubinetto.
L’aspetto che fa riflettere è che in realtà l’acqua che proviene dai nostri acquedotti comunali è sottoposta ad un severo monitoraggio, in quanto la legge prevede controlli quotidiani molto rigidi, di conseguenza quella che sgorga dai nostri rubinetti è un acqua di ottima qualità. Tra i relatori più importanti che hanno preso parte alla conferenza “Dammi da bere”: il promotore della legge, Andrea Ronchi, ex ministro per le Politiche europee; Edo Ronchi presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile e già ministro dell'Ambiente nel primo governo Prodi; Bernardo Pizzetti, ex presidente dell'Agenzia di controllo dei servizi pubblici del Comune di Roma; Sergio Marini, presidente di Coldiretti; Massimo De Maio, presidente di Fare Verde; Paolo Carsetti, segretario del Forum Italiano dei movimenti per l'Acqua; Giuseppe Scaramuzza, vicepresidente di Cittadinanzattiva e Giuseppe Soriero, assessore all'Urbanistica del comune di Catanzaro. Inoltre erano anche presenti: Nigel Watson, docente di Gestione Ambientale al Centre for Sustainable Water Management dell'università di Lancaster; Antonio Navarra, direttore del Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici; Juliet Christian-Smith, ricercatrice del Pacific Institute for Studies in Development, Enviroment and Security; Hahmi Kennou, governatore del World Water Council, e Amedeo Postiglione, presidente della International Court of Environmental Foundation.
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