Adele: una sola squadra nel cuore.

Scritto da Alfredo Anselmo, 27-05-2010 13:54

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Pubblicato in : Rubriche, Comunicazione e Costumi

L'Inter ha vinto la Champions League, quella che i nostalgici chiamano ancora Coppa dei Campioni. Si tratta di una sorta di campionato europeo, una lunghissima cavalcata che prende il via in estate con i cosidetti preliminari per poi procedere sino a primavera inoltrata. Si scontrano le squadre più titolate dei rispettivi campionati nazionali e non vi è alcun dubbio nell’affermare che il raggiungimento dell’agognata "Coppa con le orecchie" (per via della particolare forma) rappresenti per una squadra di club il "non plus ultra". L'Inter l'ha conquistata a Madrid battendo i tedeschi del Bayern di Monaco. Qui voglio raccontare questi momenti con gli occhi e con le emozioni del tifoso. Di una tifosa: mia cugina Adele!

Inter e lo scudetto

L'ho seguita passo passo in tutte le tappe di avvicinamento all’evento. Ne è venuto fuori uno spaccato che fa riflettere, in un mondo del calcio sempre più fondato sugli interessi, sul profitto. E ci fa comprendere come esista ancora oggi, nonostante tutto, un altro modo d’intendere il calcio! Adele, l’Adele, come si dice nel parlare meneghino, abita a Milano e naturalmente è abbonata e segue la squadra del cuore in casa in tutte le partite del campionato italiano. Quando guarda l’Inter giocare al Meazza c’è in lei la gioia, il divertimento, la libertà. Ma anche il pathos, l’ansia. Le partite le sente, le vive.

Inter e lo scudetto


Negli anni scorsi erano state amarezze
pur nei successi (infatti i nerazzurri vincono lo scudetto consecutivamente ormai da parecchi anni) perché è sempre stato il titolo europeo il più ambito, mancando dalla bacheca nerazzurra dal lontano 1965, quando lo conquistò la gloriosa Inter di Herrera e di Sandro Mazzola. L’Inter di Angelo Moratti. Ma un Moratti (Massimo, il figlio) si è materializzato anche nei nostri giorni e, dopo vari tentativi, ha coronato la propria caccia alla Coppa. Quest’anno si è andati avanti spediti ed in semifinale l’Inter ha incontrato il Barcellona. Una finale anticipata, si diceva. L’Inter ha superato l’ostacolo, ha abbattuto le provocazioni dei catalani e quindi tutti i tifosi hanno volto lo sguardo verso il Santiago Bernabeu, il tempio del calcio scelto per la finalissima. Anche Adele. Che fra un pensiero e l’altro ha gioito per una Coppa Italia e per un Campionato Italiano, tanto per gradire.

E vai con gli sfottò, anche nei riguardi del marito (milanista), del fratello (juventino), di amici e parenti. Adele fiera della sua squadra del cuore. Ed io, tifoso della Roma, l’unica squadra che ha tenuto testa alla corazzata nerazzurra, sbeffeggiato ancor di più. Ma comunque lo sguardo di mia cugina era rivolto a Madrid. Festeggiava la Coppa Italia, gioiva per lo scudetto, ma mancava qualcosa, come bloccato dentro lei, non c’era ancora stata quell’esplosione che ci si sarebbe aspettati per la vittoria di ben due trofei. Madrid, Madrid! Iniziava la caccia al biglietto per andare alla finale. E lei? Le persone più vicine le dicevano: “ma che fai?”, “dove vuoi andare…”, “chi te la fa fare”, ecc. Tra l’altro non era cosa semplice conquistarsi un biglietto. Ecco la fila ad una banca milanese per 4000 biglietti riservati agli abbonati. Se ne è parlato nei telegiornali nazionali, lei era lì, dalle 20,00 del venerdì alle 10,30 del sabato mattina, al freddo, con la pioggia ed il vento. Lì per un sogno. Il suo sogno. Mi ha mandato un sms la mattina del sabato: ho il biglietto in mano! Non vedevo il suo volto, leggevo semplicemente un freddo sms. Eppure quel messaggino mi trasmetteva calore, colore, passione, entusiasmo. Ma c’era una settimana da aspettare. Spasmodica attesa. Il dubbio se partire in aereo o optare per un altro mezzo, anche la nube ci si mette. Alla fine la partenza il sabato da Malpensa. Erano le 12,00 e lei imperterrita e per di più… bardata di nerazzurro, con un gigantesco cappellone accompagnata all’aeroporto da un più che sbigottito marito. Il volo e l’arrivo a Madrid. Sola! E questo partire da sola ha un qualcosa di epico.

 

Inter e lo scudetto

 

Il giro della città, l’unirsi ad un gruppo di nerazzurri in trasferta. Ecco lo stadio, meraviglioso, imponente, un vero tempio profano del dio pallone. I colori, le grida. Lo striscione immenso che copre la curva nella sua totalità, qualcosa di unico, mai visto prima. La sua prima volta in curva (lei ultras dentro da sempre ma con un abbonamento in un settore più tranquillo del Meazza). E poi… i calciatori in campo, la partita, i goal di Milito, il primo, il secondo di indescrivibile bellezza con il difensore del Bayern ridicolizzato dal Principe. Ecco i minuti finali, la liberazione dell’urlo trattenuto in gola per 45 anni. Le lacrime di Mourinho che viene abbracciato dal Presidente. Adele non capisce più nulla, salta, canta ed osserva la storia che si sta facendo in quegli attimi di immenso. La Coppa viene alzata al cielo dal capitano Zanetti. Adele è lì. C’è! Ecco il momento più da brivido… i calciatori portano la Coppa sotto la curva, la adagiano sul prato verde e… vanno via! Come a dire: eccola, la Coppa è vostra! E’ anche di Adele, quella matta di mia cugina! Poi il delirio. Ma non è finita. Il ritorno a tarda notte in Italia con un volo partito alle 2,00 da Madrid. L’arrivo intorno alle 5,00 a casa. Si va a dormire? Ma nooooooooooo… altri lo avrebbero fatto. Adele no! Riceve un sms da un’amica: “sai, si va allo stadio portano la Coppa…” Non ha ancora finito di leggere il messaggio che è già in auto verso San Siro e dopo un‘ora è dentro lo stadio… di lì a poco arriverà la Coppa. La gente ha saputo ed è lì dalle 2,00. Quelli rimasti a Milano e che hanno riempito Piazza del Duomo. Ma lei, pur reduce da Madrid, non vuol perdersi nulla, ingorda e vogliosa di tutto e di più!

Viene premiata perché sembra vi sia un appuntamento fra lei e la Coppa, aspetta poco, pochissimo ed ecco arrivare i calciatori, la Coppa ed è un altro momento memorabile, le note dell’inno “Pazza Inter amala”. Tutti a saltare ed a cantare, anche lo stadio Meazza, che ne ha viste tante è stupefatto… mai aveva visto tutta questa gente (oltre 40mila tifosi) all’alba! Ormai il sole è alto e si va a letto finalmente ma solo per qualche ora, perchè l’adrenalina è tanta… La mia cuginetta dorme poco. Siamo a domenica mattina ed Adele divora tutti i giornali e le trasmissioni tv per riempirsi di Inter fino a scoppiare… e l’overdose nerazzurra continua poi con la passeggiata domenicale con marito al seguito (sempre stoicamente milanista) e col figlioletto di poco più di 4 anni ricoperto anche lui di nerazzurro. Ancora a saltare a commentare. E’ già è lunedì mattina: Adele non smette di pensare al trionfo, deve “salutare” (diciamo sbeffeggiare…) gli amici milanisti o juventini, il farmacista romanista che vorrebbe darsi malato. La sento al telefono e mi racconta tutte le emozioni vissute, rimango attonito pure io e penso: devo scrivere tutto, sento dentro che è giusto che tutto ciò non rimanga solo una emozione privata ma giunga anche ad altre persone, proprio per la straordinaria bellezza che anche il calcio a volte riesce a trasmettere! Alcuni potrebbero obiettare: ma stiamo parlando di un gioco, di qualcosa di futile, leggero. Ritengo che pensarla così sia un errore, in quanto io ho raccontato non una partita di calcio ma una emozione che parte dal cuore ma va a comprendere anche la mente ed è totalizzante. Sto parlando di amore. Verso una squadra di calcio! Torno ad Adele… per concludere, un bandierone sventola sul balcone di casa sua, in una strada ricca di tifosi avversari. Adele è felice. Il suo sogno si è avverato. “La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, la storia siamo noi nessuno si senta escluso”, sono le parole di una notissima canzone e calzano a pennello per questa storia. La storia di mia cugina Adele e della sua passione per l’Inter! La storia dell’Inter è anche la storia di Adele! La storia di un grande amore! Il cui apice è stato toccato il 22 maggio 2010 in una serata memorabile a Madrid!

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