3,5 milioni di bambini rischiano la vita

Scritto da Carmen Fasolo, 19-08-2010 12:18

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Pubblicato in : Rubriche, GeoGlobo

Mentre nelle reti televise italiane vengono trasmessi servizi sulle vacanze degli italiani, le code nelle autostrade, gli alberghi e i lidi sovraffollati, da un'altra parte del mondo il minimo e indispensabile per la sopravvivenza manca quasi del tutto. Ma le reti, la maggior parte dei giornali (salvo qualche eccezione) lasciano morire nel silenzio gli allarmi provenienti dal Pakistan. Forse perché non sono produttivi? Necessari all'Italia? Indispensabili alle grandi potenze del mondo? Eppure succede a milioni di persone come noi...

Gli abitanti di un villaggio del Sindh, una provincia meridionale del Pakistan, ieri hanno bloccato la strada statale, appena fuori dalla città di Sukkur. La loro protesta è partita quando hanno dovuto evacuare il villaggio sommerso dall'acqua, ritrovandosi senza più nulla: né vestiti, né cibo, né aiuto. La situazione è simile a quella avvenuta anche in altri due villaggi: Punjab e Kot Addu.

Le organizzazioni umanitarie avevano già da tempo lanciato l’allalme: prima o poi il popolo si sarebbe ribellato allo stato di cose, alla precarietà e all’abbandono totale da parte delle istituzioni presenti nel loro Paese. I soccorsi sono troppo lenti e non sono sufficienti per i milioni di persone a cui manca del tutto l’acqua potabile, un minimo di scorta alimentare e un posto dove andare la sera a dormire. Le Ong parlano di catastrofe umanitaria, dalle dimensioni ormai allarmanti: sembrerebbe che un terzo del territorio del Pakistan è stato inondato dall’acqua… un terzo rappresenta l’equivalente di tutta l’Italia. Il conteggio ufficiale delle vittime resta di 1.600 morti, ma l’emergenza riguarda anche per tutti coloro che sono rimasti in vita, ma senza più nulla. Le tende e i teloni delle Ong non sono sufficienti, come non lo è la pochissima scorta d’acqua rimasta. Epidemie e carestie non stanno aspettando troppo per arrivare.

«La velocità con cui la situazione si sta deteriorando è spaventosa», ha affermato Neva Khan, direttore delle operazioni di Oxfam per il Pakistan. «Le persone hanno disperatamente bisogno di acqua potabile, latrine, forniture igieniche, ma le risorse disponibili sono una frazione di quanto necessario». Anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha definito lo stato di cose come un disastro «più grave di qualsiasi cosa io abbia mai visto prima».

Le Nazioni Unite ieri hanno attirato l'attenzione sulla situazione dei bambini: tre milioni e mezzo sono a rischio di vita per malattie trasmesse dall'acqua, come la diarrea acquosa o la dissenteria, e poi la malaria, la tubercolosi. Ad aggravare le cose è il fatto che la stagione delle piogge monsoniche non è finita. Il governo pakistano è travolto dal disastro - ma è anche accusato di lentezza e insipienza, mentre molti continuano a sottolineare che le vittime trovano più aiuto nei militari che nell'amministrazione civile. mentre reti di cittadini si organizzano per fare il possibile, i blog rilanciano raccolte di donazioni e appelli di gruppi di cittadini.

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