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Home GeoGlobo Egitto, 50mila in piazza: "Mubarak deve lasciare"
Egitto, 50mila in piazza: "Mubarak deve lasciare"

Scritto da Carmen Fasolo, 29-01-2011 12:21

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Pubblicato in : Rubriche, GeoGlobo


 

Anche Amnesty International ha sollecitato il governo egiziano a tenere a freno le forze di sicurezza, al fine di evitare ulteriori morti durante le manifestazioni di protesta che ormai vanno avanti da giorni in tutto il paese. Una lotta aspra contro la povertà, la corruzione, la violenza della polizia e contro ogni potere che uccide la libertà individuale. Secondo le fonti, sono ormai saliti a 30 i morti nella capitale, di cui due bambini.

«Le autorità egiziane devono riprendere il controllo delle forze di sicurezza per evitare un bagno di sangue e smetterla di fare affidamento sul trentennale stato d’emergenza per vietare le manifestazioni e procedere a perquisizioni e arresti sommari», queste le dichiarazioin di Hassiba Hadj Sahraoui, il Vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

 

 

Amnesty International sottolinea, come tanti altri a livello internazionale stanno facendo, che i manifestanti hanno il diritto di organizzare e svolgere le proteste senza paura di intimidazioni, violenze e arresti. Eppure, nonostante i numerosi appelli, molte linee di comunicazione egiziane sono state interrotte, i social network oscurati, i giornali esterni messi in guardia. I telefono e i cellulari sono quasi inutilizzabili, soprattutto ci riferiamo alle schede in possesso di noti attivisti per i diritti umani.

«Con questa decisione di impedire le comunicazioni tra gli egiziani, le autorità hanno mostrato fino a che punto sono determinate a impedire il diritto di manifestazione pacifica», ha affermato ancora Sahraoui. Amnesty International ha condannato l’uso sproporzionato della forza e il ricorso immotivato a proiettili di gomma e forza letale nei confronti dei manifestanti.

Secondo gli attivisti per i diritti umani, i manifestanti arrestati sono almeno 1120. Alcuni tra questi hanno riferito ad Amnesty International di essere stati ferocemente picchiati durante e dopo l’arresto, di essere stati privati di cure mediche per le ferite subite e di essere stati vittime di violazioni di diritti umani. Ieri sono stati arrestati anche otto esponenti del direttivo dei Fratelli musulmani, tra cui Eissam Aryan e Mohamed Mursi, e altri 20 rappresentanti del movimento in varie città del paese.

Intanto, la piazza continua a gremirsi sempre di più. Non si contano ormai più i dimostranti, che tornano ad urlare con forza le dimissioni di Mubarak, nel quale non si riconoscono più. Il governo del premier Ahmed Nazif ha rassegnato le dimissioni, ma ora si aspettano quelle del presidente. Ma nonostante questo, addirittura si vocifera che egli stia per nominare il nome del nuovo primo ministro. A nulla sono valsi gli appelli internazionali affinché le autorità egiziane cessino le violenze.

Scontri ad Alessandria, Ismailia, Suez, Rafah. I manifestanti riempiono le strade dei propri diritti di libertà, mentre la polizia risponde a queste richieste aprendo il fuoco, usando lacrimogeni e proiettili di gomma.

«Mubarak deve andarsene», a dirlo con forza è Mohammed El Baradei, ieri trattenuto per ore agli arresti domiciliari. L'ex direttore dell'Aiea, Nobel per la Pace e leader delll'opposizione, in un'intervista rilasciata ad un giornale francese, ha sottolineato che finché il Presidente non accoglierà le richieste del popolo, le proteste non potranno che continuare con intensità sempre più crescente finché il regime non cadrà. «Oggi sarò in strada assieme ai miei colleghi - ha affermato il premio Nobel per la pace - per contribuire al cambiamento. Quando un regime si comporta con tale bassezza e usa gli idranti su uno che ha vinto il Nobel per la Pace, vuol dire che è l'inizio della fine e che è ora che se ne vada. Mubarak annunci le dimissioni, avvii la transizione verso democrazia, sciolga il Parlamento e indica elezioni democratiche».

Le voci dei paesi arabi non si fanno attendere. DallIran: "Egitto, onda islamica di giustizia". Dall'Iran, attraverso un portavoce, il ministero degli Esteri Ramin Mehman-Parast dichiara che le proteste in Egitto sono in linea con "un'ondata islamica" che vuole "la giustizia". "La Repubblica islamica dell'Iran - ha aggiunto il portavoce del ministro di Teheran - si aspetta che le autorità egiziane ascoltino la voce della nazionale musulmana dell'Egitto, vengano incontro alle sue giuste richieste ed evitino il ricorso alla violenza contro questa ondata islamica che si muove con il movimento del popolo".

Re Abdallah: "Solidarietà a Mubarak". A Mubarak giunge invece la solidarietà di re Abdallah. Il sovrano saudita ha telefonato al presidente egiziano per esprimergli la sua vicinanza e per denunciare gli "attentati alla stabilità e alla sicurezza" commessi da "infiltrati" in Egitto "in nome della libertà d'espressione". Re Abdallah, attualmente in Marocco per una convalescenza, è il primo capo di Stato arabo a prendere posizione pubblicamente a favore del regime di Mubarak, al potere dal 1981.

Incertezza sul bilancio delle vittime. Fonti ufficiali parlano di 35 morti dall'inizio della protesta in Egitto, tra cui 10 agenti di polizia. Dato che stride con le cifre che altre testimonianze diffondono sulle vittime dei soli scontri di ieri, il "Venerdi della collera". Fonti del Cairo riferiscono di 30 corpi, tra cui quelli di due bambini, portati all'ospedale Damardash in seguito ai disordini di ieri. Il corrispondente di Al Jazeera da Alessandria sostiene di aver visto in obitorio i cadaveri di 23 persone. E a Suez la protesta è costata almeno altre 11 vite.

Notte di violenze e saccheggi. Il coprifuoco proclamato ieri da Mubarak di fronte al montare irrefrenabile della protesta in tutto il paese è scaduto alle 8, le 6 del mattino ora italiana. Durante la notte nella capitale si sono uditi sporadici colpi d'arma da fuoco, ci sarebbero stati anche lanci di lacrimogeni. Ma vi sono anche voci di saccheggi nella notte in centri commerciali di diversi quartieri della capitale, dopo quello avvenuto ieri sera alla sede principale del Partito nazionale democratico. Al Jazeera mostra immagini di uomini, donne, ragazzini, uscire da un grande magazzino portando con sè suppellettili e oggetti vari.

Approfittando del caos, durante la notte si sarebbe verificata anche l'evasione di centinaia di detenuti comuni dalle celle di sicurezza di alcuni commissariati del Cairo. Secondo l'inviato di Al Jazeera, per alcune ore c'è stato un vuoto nella gestione della sicurezza, in particolare quando la responsabilità è passata dalla polizia all'esercito. L'evasione avrebbe avuto luogo in quell'intervallo. La tv araba ha mostrato anche nuove immagini di ieri sera dal Cairo, prima del discorso di Mubarak alla Nazione: si vede la gente in strada che fraternizza con i soldati e sale sui veicoli corazzati dell'esercito.

Intanto, fonti giornalistiche sul posto constatano che in Egitto i servizi di telefonia mobile, bloccati ieri dalle autorità insieme a internet, hanno ripreso parzialmente a funzionare in mattinata.


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