| Scritto da Administrator,
25-02-2011 11:36
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Pubblicato in : Rubriche, GeoGlobo |

Anche in Libia il popolo reclama libertà e democrazia. Ormai la maggior parte dei popoli che vivono sotto il regime dittatoriale scendono in piazza per manifestare e combattere per il loro diritti. Tanti morti, tante bocche chiuse, un massacro senza ragione. Questi i primi risultati ottenuti in Libia, da quando la protesta ha avuto inizio.
Il beduino Gheddafi tenta di mostrare al mondo intero di avere ancora in mano il potere, di non essere stato piegato dai manifestanti, dalla piazza che grida a gran voce libertà. Eppure, i primi colpi al regime sembrano arrivati sul fianco giusto, iniziando a minare dalle fondamenta quello che da oltre 40 anni sembrava un regime inosiddabile.
A nulla sono valsi i pochi secondi di video, o la voce tremante del dittatore. Vani tentativi di distribuire colpe a chi - sempre secondo il dittatore - avrebbe armato la mano dei manifestanti. Qui l'estremismo c'entra ben poco e quando è presente, rappresenta comunque solo una piccola porzione di disturbo all'interno di una vera e coraggiosa manifestazione che inneggia alla libertà.
Le città principali, ma in parte anche quelle periferiche, sono invase; il coprifuoco tenta di incutere timore in chi decide di scendere per le strade; i morti vengono seppelliti alla meno peggio nelle strade, nel tentativo di bloccare sul nascere le epidemie; le risorse alimentari iniziano a scarseggiare... Eppure il movimento civile, il popolo della Libia, è pronto a prendere il mano il potere e a costruire una realtà politica e sociale alternativa a quella presente (che di politica e democrazia non aveva in realtà niente).

Discusse, molto discusse, le posizioni del governo italiano, che ha sempre mostrao simpatia e stima nei confronti del dittatore Gheddafi e del suo modo di "governare".Una presa di posizione netta è stata invocata da più parte. Sembra essere necessaria, sia da parte dell'amico della Libia Berlusconi sia da parte del Ministro Frattini, che rappresenta per l'opposizione "luci e ombre della stessa inconcludente politica estera" dell'Italia. |