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Caso Manca: la storia di Attilio in un libro

Scritto da Alfredo Anselmo, 26-10-2010 18:01

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Pubblicato in : Rubriche, Barcellona P.G.

attilio mancaSi è tenuta il 22 ottobre scorso, presso l’Auditorium dell’ex Monte di Pietà (Oasi) di Barcellona Pozzo di Gotto, la presentazione del libro "L'enigma di Attilio Manca" dello scrittore e giornalista catalano John Queralt. Un libro che racconta la storia del giovane urologo barcellonese Attilio Manca, l'enigma del titolo consiste nella sua misteriosa morte, infatti Attilio fu trovato esanime in una pozza di sangue la mattina di sei anni fa nel suo appartamento di Viterbo.

Per la Procura fu un caso di suicidio (o di una overdose). Ma la famiglia non ci vedeva chiaro, troppe incongruenze, troppe strane coincidenze e si è sempre battuta affinché il caso si riaprisse, la morte del figlio per loro è un vero è proprio omicidio di mafia, poiché l'urologo sarebbe stato costretto ad operare l'allora superlatitante Bernardo Provenzano.

Il libro che è uscito da qualche anno (ma in lingua spagnola) parla di tutto questo, adesso finalmente è stato tradotto e reso accessibile a tutti. I relatori, moderati da Benny Calasanzio Borsellino, sono stati l’editore Antonello Mangano, la traduttrice Olga Nassis, Angela e Gianluca Manca (madre e fratello di Attilio Manca), Fabio Repici legale della famiglia Manca, e Sonia Alfano, eurodeputato dell’IdV oltre che Presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime della Mafia. In una strapiena sala, Benny Calasanzio ha illustrato la scorrevolezza del testo di Queralt, che a tratti ricorda "Cronaca di una morte annunciata" di Gabriel Garcia Màrquez.

 

I fatti vengono narrati con precisione scrupolosa. Ha quindi introdotto gli altri relatori e così ha preso la parola Angelina Manca, la quale ha subito ringraziato i presenti in sala per essere intervenuti così numerosi, e poi, rivolgendosi ad Antonello Mangano lo ha lodato per il coraggio dimostrato nel sostenere un’opera di questo tipo. Terzo ringraziamento per l’autore John Queralt! Angelina ha ricordato come abbia conosciuto l’autore, in una manifestazione nei giardini dell’Oasi con Don Ciotti, Beppe Lumia ecc. ed in quella circostanza Sonia Alfano «che è sempre stata il mio angelo custode, mi fece capire come non potesse passare sotto silenzio la morte di Attilio». «Devi parlare di tuo figlio, altrimenti la sua vicenda verrà dimenticata», le disse Sonia.

Queralt rimase meravigliato ed anche incuriosito da questa storia, e volle conoscere - anche tramite Fabio Repici - i Manca. Così nacque il libro. Lo scrittore catalano quando venne a trovare i familiari di Attilio si soffermò molto sull’album fotografico in cui vi erano le foto del giovane urologo, le guardava e notò un Attilio triste in quelle che si sarebbero rivelate poi le  ultime sue foto, grande impressione di solitudine traspariva dalla foto scattata una settimana prima della morte. E la madre ha anche raccontato l’ultima estate del figlio, quando prenotò una settimana di vacanza alle Eolie ma dopo soli due giorni fece ritorno a casa perché "non si trovava più" con i suoi amici. E poi l’ultimo Natale insieme, quando Attilio voleva tornare a Viterbo, il saluto dato di sfuggita.

Ha poi preso la parola Antonello Mangano di Terrelibere.org sostenendo che lui ha pubblicato il libro per due motivi, il primo prettamente etico ed è evidente la motivazione, il secondo editoriale in quanto la storia di Attilio Manca ha  rilevanza a livello nazionale, il libro tra l’altro ha avuto un ottimo riscontro in Spagna.

Quindi l’editore ha letto alla platea di una diffida giunta dal legale del Dott. Antonio Franco Cassata: «Vi diffido a sospendere la diffusione…». A questo telegramma, così ha risposto Mangano durante il suo intervento: «Noi siamo obbligati da questo telegramma a continuare a parlarvi del libro ed a rispondere a tutte le domande che ci porrete», facendo riferimento ad un errore di forma linguistica. Tra l’altro - ha aggiunto Mangano - «è anomalo che si invitino le librerie a boicottare un libro, in quanto un libraio è solo un tramite». «Il libro - ha concluso - non è accusatorio, racconta i fatti. Se non si può neanche raccontare un fatto meglio chiudere bottega ed andare a casa. Saranno poi i cittadini a farsi un'idea perché siamo in democrazia. Occorre rendersi conto che è il silenzio che affossa la Sicilia».

La traduttrice Olga Nassis ha evidenziato come il libro sia un testo letterario complesso, con una analisi oggettiva ed una ricerca scrupolosa. La narrazione è di tipo cinematografico e Sciascia è presente in molti passi. Poi la parola è passata a Gianluca Manca, fratello di Attilio, che ha esordito ringraziando il Procuratore Generale per la diffida inviata tramite telegramma, per lui conferma che la morte del fratello è un omicidio di mafia; ha poi illustrato la copertina del libro che rappresenta “Il Trionfo della morte”, una sorta di metafora in cui la morte trionfa sulla mafia stessa.

Il Manca  ha inoltre sottolineato la poca visibilità data dalla stampa locale ed ha raccontato un aneddoto su Attilio quando, assistendo a Roma ad un film su Peppino Impastato, alla fine ne uscì sconvolto, non sapeva ancora che quel tipo di Sicilia gli si sarebbe presentata innanzi. L’Avv. Repici ha preso la parola affermando «prima o poi anche il delitto perfetto si svelerà». Quindi ha parlato delle lacune sotto il profilo giudiziario, «non si sa nulla delle ultime 30 ore di Attilio, lacunosissima la consulenza medico legale, certe cose capitano solo a Barcellona, e lo si vede dalla sala, certe presenze  si ripetono sistematicamente in queste manifestazioni, presenze di gente che viene per ascoltare e riferire».

Poi Repici ha detto di prestare attenzione alla giustizia teleguidata. Ha chiuso Sonia Alfano, «il diffidare l’Associazione Familiari delle Vittime è un primato negativo. Il libro racconta fatti, dati incontrovertibili, ed è immensa la pena che provo per chi viene per poi andare a riferire», ha detto l’europarlamentare. Quindi il dibattito con il pubblico presente che ha chiuso la serata.

L'augurio è che Barcellona possa comprendere come questo suo giovane figlio, che si era fatto strada nel mondo della medicina ad altissimi livelli, sia realmente una vittima di mafia e non un povero drogato o peggio un suicida. A questo punto sono troppe le coincidenze e non si può pensare al caso, tutto ha una logica, tutto ha una sua spiegazione. E lo si comprende ancor meglio leggendo il libro di John Queralt. Adesso si attende la decisione in merito alla archiviazione o al proseguimento dell’inchiesta su questo scottante e doloroso evento che ha spinto un uomo di grande cultura a scrivere un libro, un uomo di Barcelona ma della Barcelona catalana e non della città di Attilio (e questo è tutto dire…).

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