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Sono ormai passati 7 anni. Angelina Manca, alla quale dopo un breve saluto ho chiesto come stava, mi ha risposto: «Sono sconfortata, dopo sette anni non so ancora la verità su mio figlio. E nessuno parla».
Una donna, forte e fragile allo stesso tempo, che non sa se credere ancora nella giustizia e nel lavoro della magistratura. Bisogna crederci ancora? E fino a quando si potrà tollerare questa infinita attesa della verità? Si vocifera che la Procura della Repubblica di Viterbo si appresterebbe a stabilire l'ennesima archiviazione per il caso della morte di Attilio.
Ma la Famiglia Manca, insieme all'Associazione Nazionale Familiari vittime di mafia che attorno ad essa si stringe, non ci sta. E si ribella. Diversi gli interventi forti, anche per questo settimo anniversario dalla morte violenta di Attilio Manca, giovane urologo barcellonese, che si è svolto ieri 11 febbraio presso i locali del PalaCultura a partire dalle 16.30 circa.
Quello che si vuol far passare a tutti i costi per suicidio, è lampante che suicidio non è, ma bensì omicidio. Ma perché? Ad opera di chi? Chi ha voluto mettere a tacere Attilio e chi aveva l'interesse, nelle fasi successive, di infangare la sua memoria e denigrare la ricerca della verità da parte del fratello Gianluca, del papà Gino e della mamma Angelina? Mafia, poteri forti. Questi i due elementi di causa che ermegono nelle parole di tutti i relatori.
All'incontro, moderato da Benny Calasanzio Borsellino, erano presenti Luigi Alioto (attore) che ha recitato un passo del Paradiso della Divina Commedia, con il sottofondo musicale del violinista Giovanni Alibrandi; Sonia Alfano (eurodeputato); Fabio Repici (legale della famiglia), Pasquale Campagna (fratello di Graziella Campagna, anch'essa vittima di mafia), Cettina Parmaliana (moglie del prof. Parmaliana, suicidio bianco), Giuseppe Lumia (senatore), Antonio Mazzeo (giornalista), Luciano Mirone (giornalista), Giuseppe Lo Bianco (giornalista), Maria Cristina Saija (giornalista). Gli interventi sono stati intervallati da alcuni attori di "(P)resa di coscienza" del movimento "Città Aperta" (Raffaella Campo, Giuseppe Pollicina, Antonio Dario Mamì e Marco Giorgianni). Infine, sono state lette due intense lettere.
Due cose da sottolineare... Il prossimo 6 aprile uscirà il libro "La zona d'ombra" scritto da Sonia Alfano ed edito dalla Rizzoli. E poi, cosa forse più importante, molte delle famiglie delle vittime di mafia erano lì presenti, in un abbraccio virtuale alla famiglia, in un tentativo di dimostrare anche all'esterno che vi è reale unione, che questa è l'antimafia nella quale credono e per la quale continuano a lottare. Oltre ai familiari di Attilio Manca e di Beppe Alfano, erano presenti le famiglie Calasanzio, Parmaliana, Campagna, Aloisi, Iannì.
A molti partecipanti della società civile è sembrato uno schiaffo al dolore della famiglia la notizia che ben altri due incontri erano stati organizzati (a Milazzo e a Barcellona) alle ore 19.00, proprio quando si svolgeva in contemporanea il convegno per ricordare la morte di Attilio Manca. Soprattutto ha sorpreso la decisione dell'Oratorio Salesiano di Barcellona P.G. di programmare proprio per l'11 febbraio un omaggio teatrale a Iole Aliquò, donna straordinaria e amata, ma che di certo non avrebbe mai accettato alcuna strumentalizzazione del suo nome. Incontro che poteva essere svolto anche in un'altra data... Quasi due famiglie in due punti opposti a soffrire: la famiglia di Attilio, morto ammazzato, e la famiglia di Iole, che ha dovuto rinunciare a lei e alla sua presenza fisica troppo presto. All'evento previsto per ricordare Iole, tra i tanti, sono stati notati il sindaco Candeloro Nania, il Procuratore Generale Franco Cassata, l'Assessore Comunale Domenico Scolaro, il direttore dell'Opg Nunziante Rosania e, ovviamente, il direttore dell'Oratorio don Salvino Raia.
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Nel numero di Metropòlis, in uscita il 16 febbraio, sarà possibile leggere un approfondimento sull'incontro.
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