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«Addio al dissesto idrogeologico, addio alle alluvioni e addio al fango. Noi non abbiamo paura. Noi siamo coraggiosissimi.»
Sono queste le parole che, lo scorso 1 febbraio al “Palacultura Bartolo Cattafi “di Barcellona Pozzo di Gotto, hanno alleviato gli animi dei cittadini che il 22 novembre scorso sono stati protagonisti di una vera e propria tragedia. È stato Francesco Natali a pronunciarle, un giovane al primo anno della D.A.M.S. di Messina, il quale ha raccontato, attraverso un’impeccabile interpretazione, il testo scritto da Michelangelo Zanghì, neolaureato allo stesso corso di laurea, intitolato “Noi che coraggiosi” .

Ma quella di Natali è stata una delle tante esibizioni che hanno dato vita a “L’Università per Barcellona”, una manifestazione di musica, teatro e spettacolo prevista lo scorso 21 dicembre e posticipata per allerta meteo, organizzata dal Corso di Laurea in Scienze della Mediazione Culturale di Messina, con sede a Barcellona P.G., con il fine di devolvere l’intero ricavato in beneficenza.
Un palchetto allestito per l’occasione e un Auditorium che per merito degli studenti è divenuto «colorato e allegro» come ha definito la professoressa Calabrò, coordinatrice dello stesso Corso di Laurea, intervenuta a inizio serata per ringraziare il personale didattico, amministrativo e le associazioni che hanno reso possibile l’evento. Ringraziamenti effettuati verso tutto il corpo docente anche dal preside Andrea Romano, che nel commentare le slides di immagini della terribile alluvione, montate da Antonio Sofia, ha lanciato l’augurio «che un evento del genere non si verifichi mai più». Sedia vuota in prima fila per il Rettore Tomasello, presente invece il primo cittadino Candeloro Nania, il quale dopo un breve ma conciso intervento sulla tragicità dell’evento che ha messo in ginocchio l’intera città ha affermato che «non dovremmo mai finire di ringraziare Dio per il fatto che non ci sono stati centinaia di morti», non negando però che la mano dell’uomo ha decisamente influito sull’esito della catastrofe.
La scaletta della serata, guidata da Luciano Fiorino, ha abbracciato diversi generi musicali attraverso l’esibizione dell’Istituto Corelli di Messina, rappresentato da cinque giovani ragazzi del “Dynamic Brass Quintet”; le note di David Carfì, professore e ricercatore alla Facoltà di Economia, stavolta non in veste di matematico bensì di pianista; e infine il genere rock con gli “Stonhenge” e gli “Intelaiatura Basimale”, gruppo formatosi nel 2010 capeggiato dal cantante Giuseppe Barbera che in prima persona ha vissuto l’ennesima calamità naturale che due anni addietro ha stravolto il paese di Giampilieri.
Singolare la lettura del brano tratto da “Da vicino nessuno è normale” effettuata dalla stessa autrice Giulia Carmen Fasolo, barcellonese impegnata nel sociale, editrice e ottima fotografa, che in merito ha allestito all’interno del Palacultura, insieme a Marcello Crinò, una mostra fotografica prevalentemente in bianco e nero, proprio come piace a lei, poiché come ha lei stessa ha affermato «il colore non è eleganza». Il testo, letto nel cuore della serata, affronta il tema della salute mentale attraverso le parole della giovane Giusy, protagonista del libro, che racconta la sua esperienza all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (O.P.G.) “Ghisiola” a Castiglione delle Stiviere, luogo in cui il diritto alla salute, come la sua vita, si annulla.
Non va dimenticato infatti lo scandalo dell’O.P.G. a Barcellona P.G., il quale per non essere adeguato agli standard prescritti dalla Commissione Sanità, che nella realtà equivale al trattamento disumano che viene riservato ai “malati mentali”, rischia il sequestro.
L’estrazione finale dei premi, quali un soggiorno a Lipari offerto da Hotel Mea, un gioiello creato da Francesca Altavilla, due cesti natalizi di Rapa Nui e Sigma, un buono libri messo in palio da Smasher ed uno smartphone offerto da BNO, ha concluso la serata benefica che insieme al precedente “Bonarma Day” e a tutte le iniziative svoltesi nel barcellonese negli ultimi mesi rappresenta il punto di partenza verso una ricostruzione che parte da quei valori che il fango ha sommerso e che l’arte ha fatto riemergere. |