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Home Sicilia LE "BATTERIE SICILIANE": EROI DA NON DIMENTICARE
LE "BATTERIE SICILIANE": EROI DA NON DIMENTICARE

Scritto da Enrico Casale, 02-03-2010 12:10

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Pubblicato in : Rubriche, Sicilia


 

Messina –  Lo scorso 1 marzo ha avuto luogo davanti al monumento dedicato alla “Batteria Masotto”, nell’omonimo piazzale, una solenne cerimonia per ricordare i Caduti nella battaglia di Adua. La ricorrenza è legata ai fatti d’arme delle campagne coloniali di fine Ottocento dove, in particolare, il 1° marzo 1896 gli eroici artiglieri delle “Batterie Siciliane”, agli ordini dei capitani Bianchini e Masotto, furono protagonisti di epiche ed ardimentose gesta.

 

batterie sicilianeAll’evento, organizzato dal 24° reggimento artiglieria “Peloritani”, erano presenti le massime Autorità cittadine: fra tutte, il Prefetto della città di Messina, dott. Francesco Alecci, il Comandante della Brigata meccanizzata “Aosta”, generale Luigi Vinaccia, il Vice Comandante Interregionale Carabinieri “Culqualber”, generale Ermanno Meluccio, il Vice comandante della Brigata meccanizzata “Aosta”, colonnello Antonio Alecci, il questore della città di Messina, dott. Vincenzo Mauro, il Comandante della Capitaneria di Porto, capitano di vascello Nunzio Martello, il Comandante del Distaccamento della Marina Militare, capitano di vascello Pasqualino Bardetta, il Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Colonnello Detalmo Mezzavilla il Comandante del gruppo aeronavale della Guardia di Finanza, Colonnello Joselito Minuto. Hanno preso parte alla cerimonia anche i rappresentanti del Comitato Provinciale della Croce Rossa Italiana, del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, dell’Associazione per l’Assistenza Spirituale alle Forze Armate e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

 

batterie sicilianeUna cerimonia sentita e fortemente voluta dagli artiglieri del 24° reggimento “Peloritani”, eredi delle antiche tradizioni delle cosiddette “Batterie Siciliane”. Il reggimento, infatti, partecipò alle campagne coloniali (1895-97) fornendo un concorso in termini di personale e mezzi al 22° reggimento artiglieria per la costituzione di due batterie da montagna da inviare in terra d’Africa.


Vediamo, dunque, avvalendoci dell’ampia memorialistica (ricordiamo, per citarne alcuni, Nicola Labanca, “In marcia verso Adua”, Angelo Del Boca, “Gli italiani in Africa Orientale”, Emilio Bellavita, “La Battaglia di Adua”, Oreste Bovio “Adua”, Edoardo Scala “Le fanterie italiane nelle conquiste coloniali”), in rapida sintesi, come si comportarono gli intrepidi artiglieri siciliani in quel fatidico 1 marzo del 1896.

 

Il Generale Oreste Baratieri, comandante in capo del Corpo di Spedizione, alla vigilia della battaglia suddivise le proprie truppe in quattro Brigate affidate ai generali Albertone, Arimondi, Ellena e Da Bormida. Le batterie da montagna furono inquadrate nella Brigata del generale Albertone che, complessivamente, poteva disporre di 4.472 uomini e 14 cannoni.

Spintasi troppo in avanti e venuta subito a contatto con il nemico, la Brigata Albertone venne circondata da preponderanti forze abissine. Il generale schierò l’artiglieria sulle pendici del monte Sendedò, al centro del dispositivo difensivo: dalla destra alla sinistra, i cannoni della 3^ batteria (Bianchini), quindi, al di là di una fitta siepe, quelli della 4^ batteria (Masotto). Dalle otto e un quarto alle nove, le artiglierie avevano sparato nella gola Chidane Meret, a 2000 metri contro grossi reparti avversari con cadenza lenta arrestandoli; ma alle ore nove il rapido procedere delle orde costrinse ad accelerare il fuoco che divenne intensissimo, e ben presto i cannoni spararono a mitraglia, arrecando forti perdite agli attaccanti. Alle dieci la situazione era disperata. Il generale Albertone, ordinando di sparare fino all’ultimo colpo aveva aggiunto: “Ufficiali e soldati si facciano uccidere accanto ai loro pezzi”. Con eroica fermezza l’ordine venne eseguito. Già ferito una prima volta, quindi colpito al ventre, stramazzava, poco dopo le ore dieci, stringendosi tra le braccia uno dei suoi cannoni, il capitano Bianchini (medaglia d’oro), e, subito dopo, il tenente Boretti che lo aveva sostituito. Mentre si difendeva a rivoltellate, cadde colpito a morte su un pezzo, e su questo spirò, il capitano Masotto (medaglia d’oro), mantenendo così l’impegno assunto la notte prima coi suoi soldati: “se avete un momento di dubbio, guardatemi in faccia; se vi accorgete che ho paura, scappate pure, io vi autorizzo!”. Col Masotto cade pure il tenente Castelli; il tenente Ainis è finito a sciabolate. Il tenente Saya muore colpito in fronte. La strage delle batterie avvenne quando queste avevano esaurito le munizioni e gli artiglieri, “fermi come muri”, si difendevano coi moschetti.

batterie sicilianeIl Colonnello Davide Di Bartolo, comandante del 24° reggimento artiglieria “Peloritani”, nel corso della sua allocuzione ha riepilogato gli avvenimenti che portarono alla battaglia, soffermandosi, quindi, sul comportamento tenuto dagli artiglieri delle batterie in quei terribili momenti. “[…] Lo scopo della celebrazione odierna – ha sottolineato – quindi è quello di non dimenticare. Ricordare cioè coloro che 112 anni fa hanno onorato il sacrificio della loro stessa vita, in piena coerenza con l’onore, la lealtà e lo spirito di sacrificio che contraddistingue un soldato. Valori, questi, che hanno indotto il capitano Masotto, il tenente Ainis e tutti gli altri ufficiali, sottufficiali e artiglieri a combattere ad Adua in evidenti condizioni di inferiorità ma sempre con dignità, semplicemente obbedendo a un ordine, da militari, e guidati dalla sacralità del giuramento prestato […]”.

Al termine dell’intervento, un picchetto in armi del 24° reggimento “Peloritani” ha reso gli onori ai Caduti, con la deposizione di tre corone di alloro (24° reggimento, Provincia Regionale e Comune di Messina), al suono delle sentite e delicate note della Banda musicale della Brigata “Aosta”.

 


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