Cossiga, morto insieme ai suoi segreti

Scritto da Sebastiano Bucca, 19-08-2010 11:16

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Pubblicato in : Rubriche, La terra dei cachi

Francesco Cossiga è morto il 17 agosto scorso. Insieme a lui, verranno seppelliti tutti quei segreti (di Stato e non solo) che ha preferito non rivelare fino alla fine. Le verità che ci si aspettava potessero venire fuori, resteranno seppellite insieme a lui.

Ha chiesto di non volere un funerale di Stato, ma si è prodigato a scrivere ogni minimo dettaglio nell'eventualità "che"... Sardo, picconatore, polemico irrefrenabile, Francesco Cossiga ha rappresentato, nel bene o nel male, una grandissima fetta della prima (ed anche della seconda) Repubblica. Che ora riposi in pace, insieme ai suoi segreti mai svelati, fedele - a suo dire - alla verità e alla Repubblica e al popolo che lo ha eletto.

Ma nessuno può dimenticare anche alcuni dettagli che spesso non vengono, in questi giorni, menzionati. Ne ricordiamo, tra i tantissimi, soltanto alcuni... Da ministro degli interni ordinò la più violenta repressione contro i movimenti studenteschi e giovanili. Nel 1977 a Bologna venne ucciso Pierfrancesco Lorusso e a Roma sul ponte Garibaldi Giorgiana Masi. Ritenuto vicino, se non addirittura l'organizzatore, della Gladio, un servizio segreto di difesa altantica, fu un grande amico e nemico dei politicanti anche discutibili del suo tempo.
Durante il rapimento Moro, avvenuto nel 1978, costituì ben due comitati di crisi, nei quali molti dei componenti facevano parte della P2, compreso Licio Gelli, sotto il falso nome di ingegner Luciani. Durante un'intervista, affermò: «se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro». Questo senso di colpa fu menzionato molte volte durante le future interviste. Oggi diversi politici lo ricordano con rammico e rimpianto, tra cui anche La Torre e D'Alema. Ma rimpianto di cosa non è ben chiaro...

Cossiga ha lasciato ben quattro lettere alle più alte carico dello Stato che noi riportiamo di seguito.

Non si tratta di missive personali, ma di una sorta di testamento politico indirizzato alle Istituzioni. Allo Stato. Le quattro lettere datano tutte infatti «18 settembre 2007 A.D.». E se fossero state «personali» dei quattro destinatari solo uno sarebbe ancora in carica: Giorgio Napolitano. Tre anni fa, infatti, a Palazzo Madama sedeva sullo scranno più alto Franco Marini, a Montecitorio, Fausto Bertinotti e a Palazzo Chigi Romano Prodi.

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LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Signor Presidente della Repubblica Italiana,
Le confermo i miei sentimenti di fedeltà alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile Terra di origine. Fu per me un grande onore servire immeritatamente e con tanta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra Patria, nell’ufficio di Presidente della Repubblica. A Lei, quale Capo dello Stato e Rappresentante dell’Unità Nazionale, rivolgo il mio saluto deferente e formulo gli auguri più fervidi di una lunga missione al servizio dell’amato Popolo italiano.
Con viva, cordiale e deferente amicizia

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LETTERA AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

Signor Presidente
nel momento in cui nella fede cristiana lascio questa vita, il mio pensiero va alla Camera dei deputati, nella quale, per voto del popolo sardo, entrai nel 1958 e fui confermato fino al 1983, anno in cui fui eletto senatore. Fu per me un grandissimo e distinto privilegio far parte del Parlamento nazionale e servire in esso il Popolo, sovrano della nostra Repubblica.
Professo la mia fede nel Parlamento espressione rappresentativa della sovranità popolare, che è la volontà dei cittadini che nessun limite ha se non nella legge naturale, nei principi democratici, nella tutela delle minoranze religiose, nazionali, linguistiche e politiche. Professo la mia fede repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto. Ringrazio i parlamentari tutti per il concorso che in tutti questi anni hanno dato con l’adesione o con l’opposizione, con l’approvazione o con la critica alla mia opera di politica. A tutti i deputati e a Lei, Signor Presidente l’augurio di un impegnato lavoro al servizio della libertà, della pace, del progresso del popolo italiano.
Dio protegga l’Italia.
Con cordiale amicizia

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LA LETTERA AL PRESIDENTE DEL SENATO

Onorevole Presidente del Senato della Repubblica,
nel momento in cui il giudizio sulla mia vita è misurato da Dio Onnipotente sulle verità in cui ho creduto e che ho testimoniato e sulla giustizia e carità che ho praticato, professo la mia Fede Religiosa nella Santa Chiesa Cattolica e confermo la mia fede civile nella Repubblica, comunità di liberi ed uguali e nella Nazione italiana che in essa ha realizzato la sua libertà e la sua unità.
Fu per me un onore grande servire la Repubblica a cui sempre sono stato fedele; e sempre tenni per fermo onorare la Nazione ed amare la Patria. Fu per me un privilegio altissimo: rappresentare il Popolo Sovrano nella Camera dei Deputati prima, del Senato della Repubblica quale Senatore elettivo, Senatore di diritto e vita e Presidente di esso; e privilegio altissimo fu altresì servire lo Stato nel Governo della Repubblica quale membro di esso e poi Presidente del Consiglio dei Ministri ed infine nell’ufficio di Presidente della Repubblica. Nel mio testamento, ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autorità.
Per quanto attiene le onoranze che i costumi e gli usi riservano di solito ai membri ed ex-Presidenti del Senato, agli ex-Presidenti del Consiglio dei Ministri ed agli ex-Presidenti della Repubblica, qualora Ella ed il Governo della Repubblica decidessero di darne luogo, è mia preghiera che ciò avvenga dopo le mie esequie, con le modalità, nei luoghi e nei tempi ritenuti opportuni.
Voglia porgere ai valorosi ed illustri Senatori il mio ultimo saluto ed il mio augurio più fervido di ben servire la Nazione e di ben governare la Repubblica al servizio del Popolo, unico sovrano del nostro Stato democratico.
Che Iddio protegga l’Italia!

 

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Ho disposto che le mie esequie abbiano del tutto carattere privato, con esclusione, in quella sede, di ogni pubblica onoranza e senza partecipazione di alcuna Pubblica Autorità.
Qualora dopo il mio seppellimento le Autorita' competenti dello Stato decidessero una qualche forma di onoranza pubblica - che peraltro io riterrei piu' opportuno non avesse luogo - e' mio desiderio: che in essa trovi posto un momento religioso, secondo i riti della Santa Chiesa cattolica; che il catafalco sia ornato dalla bandiera italiana e da quella tradizionale sarda; che nella rappresentanza armata siano compresi: per l'Esercito elementi dei Granatieri di Sardegna, per la Marina elementi del Comsubin, per l'Arma dei Carabinieri e per la Polizia di Stato elementi rispettivamente del Gis e di Nocs, corpi da me fondati.
Sarebbe inoltre mio desiderio che alle eventuali cerimonie fossero invitati il presidente della Regione della Sardegna, il presidente del Consiglio regionale sardo nonche' i sindaci di Sassari, Chiaramonti, Bonorva e Siligo.
Ho dispensato, salvo loro diversa decisione, i miei familiari dal partecipare a queste onoranze e prego lei, il presidente del Senato della Repubblica e qualunque altra Autorita' non di voler fare premura alcuna, ancor che certamente cortese, nei loro confronti.
Fu per me un grande onore e immeritato privilegio servire la Repubblica nel Governo, da sottosegretario di Stato, da ministro e da presidente del Consiglio dei ministri: e questi miei sentimenti la prego di voler partecipare ai suoi eminenti colleghi del Consiglio dei ministri unitamente alla mia ferma conferma di fede civile nella Repubblica, nella Nazione e nella Patria. Che Iddio protegga l'Italia.

 

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