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Londra - In fondo, i più intelligenti lo predicano da anni e anni: gli esseri umani siamo tutti uguali, nel corpo e nell'anima, nel diritto alle scelte di amare e di sposarsi, qualsiasi sia il nostro piacere o interesse sessuale. E "finché morti non ci separi" è una formuletta che deve appartenere a tutti, specificatamente nel diritto a contrarre matrimonio. Ma lo stesso diritto per tutti deve riscontrarsi anche nella formuletta "finché morti non ci separi, o quasi", in particolare nel diritto a chiudere il benedetto matrimonio.
Ci ha pensato l'Ansa, proprio oggi, a ricordarci i tassi di separazione delle coppie gay, perché anche a loro capita di non andare d'accordo, tirarsi le scarpe e le pentole e decidere di separarsi dopo scoppi di ira o altro. Insomma, umane comprensioni o incomprensioni, se preferite. Risulta raddoppiato nel 2009 il numero delle coppie gay britanniche che, dopo essersi unite civilmente, chiedono l'annullamento dell'unione matrimoniale.
Ed è in calo il numero di persone dello stesso sesso che celebrano il rito di unione civile previsto dalla legge britannica. Le donne si separano più degli uomini: il 63% dei 'divorzi' è avvenuto tra donne, portando gli annullamenti a un 2,1% del totale delle unioni civili celebrate tra donne. Le separazioni tra uomini rappresentano lo 0.9% del totale. Insomma, dopo un matrimonio è ben augurale almeno dire "auguri e figli maschi" quando è possibile, quando non è possibile "buona pace a tutti". |