Roma. Diario del 14 dicembre 2010

ATTESA. In una capitale invasa da vari manifestanti (studenti, aquilani, alcuni black bloc), i Palazzi del potere hanno celebrato l’evento tanto atteso. Il 14 dicembre 2010 era diventato una sorta di giorno del giudizio, invece si è rivelato un disgustoso teatrino di politicanti, condito da mercimonio, insulti, grida, accuse di tradimento, scandali veri o presunti.
SENATO. A Palazzo Madama in mattinata passa la mozione di fiducia con 162 voti. Ci siamo spostati tutti a Montecitorio, vero campo di battaglia.
CAMERA DEI DEPUTATI. Superblindata, con un Presidente del "ramo basso" del Parlamento italiano a presiedere la seduta più importante ed al tempo stesso a tifare per la caduta del Caimano.
PER LE STRADE. Non si passa, niente turisti oggi nel centro della città eterna, solo parlamentari, addetti ai lavori di tv, radio, giornali, ed ecco che spunta un maxi tapiro d’oro nella piazza Montecitorio. È Staffelli di Striscia la notizia, dovrà consegnarlo a chi sarà sconfitto, il premier o gli avversari del premier (Fini su tutti!).
INIZIO DEI LAVORI. Si entra e alle 10,30 in punto inizia la seduta con le dichiarazioni di voto riguardo la mozione di sfiducia il cui primo firmatario è Franceschini. Tutto scorre tranquillo sino a quando prende la parola Antonio Di Pietro, a questo punto il primo colpo di teatro: le parole del leader dell’Idv sono dure ed il premier si alza e se ne va, seguito da tutti i parlamentari del Pdl e da alcuni ministri. Di Pietro gli urla «se ne vada alle Bahamas», definendolo testualmente «il fuggitivo Berlusconi». Poi parla Casini ed il gruppo rientra in aula, anche Berlusconi torna a sedersi fra gli applausi della rossa Brambilla, che si spella quasi le mani per accogliere al meglio il grande capo. Bello e sentito l’intervento di Bersani, che evidenzia come il Paese sia stanco di sopportare. Infine, chiudono la Lega e Cicchitto del Pdl che insulta Di Pietro (definito «un laureato ignorante») e si scaglia anche contro il Presidente della Camera, un arbitro che entra a gamba tesa e vorrebbe segnare e far vincere una delle due squadre.
Poi le dichiarazioni personali di voto, fra le quali Scilipoti che parla di patria, bene del paese (alla fine il suo sarà uno dei no alla sfiducia che si riveleranno decisivi), mentre Paolo Guzzanti darà il suo sì. Si parte con la “prima conta”, le onorevoli in dolce attesa rispondono presente, e votano la sfiducia, ma verso la fine ecco il momento topico, ci sono cambi di casacca dell’ultimora, inaspettati, fra i quali spiccano (oltre a Scilipoti, diventato ormai una celebrità, ed a Calearo, imprenditore portato nel Pd da Veltroni), quelli di ben 2 esponenti di Fli, (più un'astensione, quella di Moffa): La Siriquini aveva deciso nei giorni scorsi, quindi la copertina tocca a Catia Polidori, giovane della famiglia dei proprietari della Cepu, che scatena la bagarre col suo no alla sfiducia, veramente inaspettato. Qualcuno (Luca Barbareschi) parla di minacce ricevute dalla poveretta, altri la chiamano a gran voce e non con termini ripetibili. Intanto, la Mussolini litiga ancora con la Carfagna per motivazioni che nulla hanno a che vedere con quanto si sta svolgendo in aula (ancora la definizione di «vajassa…») e così si concretizza il trionfo (di Pirro) del premier, certificato dalla voce stridula dell’acerrimo nemico Gianfranco Fini: «311 sì, 314 no… la Camera respinge la mozione di sfiducia».
REAZIONI. Ed ora cosa succederà? «La vittoria numerica di Berlusconi è evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla Via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Libertà. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sarà chiaro in poche settimane». Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini. «Sono sereno come lo sono sempre stato», così il premier Silvio Berlusconi, alla Camera, risponde ai giornalisti che gli chiedono se sia soddisfatto dell'esito del voto di fiducia. Il premier era accerchiato dai parlamentari azzurri che a lungo lo hanno applaudito, congratulandosi con lui. Berlusconi ha ottenuto una vittoria numerica, ma una sconfitta politica in ottica futura perché adesso, con soli 3 voti, ci chiediamo come possa vivere... Forse sopravviverà per qualche tempo ma già la Lega parla di elezioni.
AL QUIRINALE. Il premier, salito al Quirinale per parlare con il Capo dello Stato, vorrebbe adesso allargare la propria maggioranza. Ma la domanda che sorge spontanea è: con esponenti di Fli? Impossibile. Si potrebbe guardare solo all’Udc, ma Casini esclude questa possibilità. Probabilmente la legislatura galleggerà fino a gennaio, quando si discuterà sul legittimo impedimento. A quel punto se vi fosse un risultato positivo per il premier il Governo avrebbe un bell’impulso per andare avanti, altrimenti si andrà verso le elezioni.
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| Piazza del Popolo |
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| Via del Corso |
EFFETTI. In tutto questo teatrino, come dicevamo all’inizio, la città di Roma è stata teatro di scontri violenti (ma anche dalle altre città d’Italia giungono notizie di studenti che manifestano: a Palermo aeroporto bloccato, a Milano occupata addirittura la Borsa). Il centro storico romano è blindato e la città è attraversata da quattro cortei. Petardi e bottiglie sono state lanciate davanti a Palazzo Grazioli e al Senato, gli studenti hanno marciato sul Lungotevere armati di bastoni e hanno incendiato alcune auto. La notizia della fiducia ha provocato la rabbia dell'ala più estremista dei manifestanti che hanno sfondato le vetrine di alcune banche, danneggiato auto e sradicato segnali stradali, in via del Corso assaltati blindati della Gdf, picchiati con mazze gli agenti. Assaltata la sede della Protezione civile, rotte vetrate e lanciati fumogeni e bombe carta. Durante gli scontri in via del Corso a Roma tra polizia e manifestanti è stato lanciato del materiale incendiario contro un camion della raccolta differenziata che stava svolgendo il servizio nella centrale via romana. Alla fine si conteranno ben 97 feriti, 57 dei quali agenti. Una precisazione è comunque necessario farla: gli studenti esasperati dalla Riforma Gelmini, gli abitanti dell'Aquila, gli universitari ed altri manifestanti assolutamente pacifici, che hanno civilmente espresso il loro disgusto verso istituzioni ormai lontane anni luce dal paese reale, nulla hanno a che spartire con alcuni infiltrati e scalmanati venuti a Roma al solo scopo di usare la violenza. L'essenza di una democrazia compiuta è anche la civile protesta, ma mai questo tipo di assurde violenze di pochi, che vanno condannate e punite. |