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Il tanto atteso giorno della fiducia è arrivato. A Montecitorio sono iniziate, proprio stamattina, le dichiarazioni di voto. Tra poche ore i deputati, se non ci saranno imprevisti dell'ultimo momento, verranno chiamati a esprimere il voto sul testo rispedito al mittente da parte del Capo dello Stato.
Per la prima chiamata, il voto è palese e i deputati verranno chiamati individualmente. Alle ore 14.00, invece, ci sarà il voto finale sul provvedimento. Successivamente, il decreto tornerà al Senato della Repubblica per essere nuovamente sottoposto ad un rapido esame. Successivamente, approderà a Palazzo Madama. In molti pensano che domani ci sarà il via definitivo.
Il provvedimento comprende il testo "licenziato" dal Senato al netto delle modifiche apportate a seguito dei dubbi di costituzionalità che il Quirinale ha messo in evidenza. In commissione alla Camera non era stato sottoposto a voto, a causa del cosiddetto “aut ostruzionismo” della maggioranza (che in quel contesto era priva dei voti necessari per l’approvazione).
La corsa nel tentativo di salvare il decreto, in decadenza il 27 febbraio, ha fatto scatenare le polemiche e i toni della politica. Il governo, sperando di lanciare un salvagente sulle "milleproroghe", ha deciso all'ultimo momento di sostituire il testo con un maxiemendamento, blindandolo con la fiducia. L'opposizione non ha fatto attendere la sua reazione. Tra i vari interventi, Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, ha parlato di un «indegno pasticcio tanto nel metodo quanto nel merito». |