Nessunopoli: la città dei quanta e dei nessuno" (2 aprile 2007)

Scritto da Carmen Fasolo, 22-02-2010 00:20

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Pubblicato in : Rubriche, Nessunopoli

Posto un mio vecchissimo editoriale. Ma, con la politica locale e nazionale di oggi, mi sembra ancora attuale. A quel tempo, la città era "calda" per via delle elezioni a stretto giro.

Se dovessimo tirare fuori dal canzoniere una strofa appropriata per tutte le tipologie di elezioni, chiederemmo a Neffa di cantarci: di questi tempi si vende qualsiasi cosa, anche la verità, ma non sarà così sempre, perché tutto cambierà. E’ la prossima (e la prossima ancora) promessa che arriverà a noi, mentre cercheranno di farci capire, ognuno a proprio modo, che i lavori dei cinque anni trascorsi devono avere continuità o devono cessare il prima possibile per far respirare Barcellona Pozzo di Gotto. Come e perché è racchiuso in quattro parole, quattro oratorie e quattro tonsilliti. Il resto è noia, come direbbe un’altra canzone.
Alcune delle osservazioni che ho ricevuto sulle prossime elezioni comunali a Barcellona P.G.: “Ma secondo lei a chi dobbiamo credere? A chi dobbiamo affidare la nostra scelta elettorale?” o ancora “io quest’anno non vado a votare, sunnu fausi a destra e a sinistra”. Qui non si tratta semplicemente di scegliere un nome e un cognome, chi ci affascina di più (anche se l’era del berlusconismo cipriato non è finita...); le domande di molti sono altre e importantissime: "Chi lavorerà meglio a Palazzo Longano?", e poi "Chi si prenderà cura di questa città?", ancora "Ma quale uomo vogliamo collocare lì? Un politicante “professionista”, abituato agli “affari pubblici”, o un nuovo circense della politica?", infine "E se poi questo nuovo acrobata, tra un compromesso e l’altro, si arrabbia e, mandandoci tutti a quel paese, torna da dove è venuto?".

Molti si sono stancati e quindi si dedicano ad altro. E poiché siamo in una società dei talk show (meglio se mescolati ai reality, diventa tutto più scenico), dei quanta, delle vare addobbate a festa (quelle che circolano in tv, non quelle del Venerdì Santo), dei balli sul ghiaccio, delle carrambate di stran'amore, delle sit-comic demenziali, degli “affare fatto”, prendiamo spunto dalle cose che ci dice Claretta Brancatelli nel Pepe n. 80 presente sul nostro giornale, e diamo vita solo per voi, qui a Barcellona Pozzo di Gotto, al nuovo ed esilarante Nessunopoli!
A Nessunopoli ci possono stare tutti, proprio tutti: quelli che credono alle favole (e le raccontano anche agli altri); quelli che le favole in fac-simile le costruiscono e te le somministrano in anni di governo scellerato; quelli che muoiono di fame e prima ancora che aprano bocca si sentono dire dai servizi sociali “non ci sono soldi, dovete aspettare”; quelli che passano il tempo ad accusare i direttori dei giornali di essere faziosi; quelli che non rispettano i sindaci e la schiera degli assessori; quelli che parlano di povertà e poi collezionano scarpe come si fa con i sottobicchieri; quelli che dicono "sì" ai diritti di ciascuno e poi li configurano come "ti ho fatto un favore"... A Nessunopoli hanno diritto di cittadinanza tutti. E le puntate entusiasmano meglio di una Brooke di Beautiful che si concede a tutti gli uomini del mondo alle due del pomeriggio (ma non avrà null’altro da fare a quell’ora?).

I fatti barcellonesi, però, reclamano presto la nostra attenzione: il tasso di disoccupazione, l'inesistente raccolta differenziata, le traballanti strade, il depuratore, il fantasma del Teatro Mandanici che resuscita, lo scomparso litorale Cantoni, le spiagge spazzatura, la Villa Primo Levi con i giochi per i bambini spaccati, la periferia dei dimenticati, gli anziani, i bambini, i giovani, le donne, gli uomini... la lista è ancora lunghissima. Ci resterà tempo per seguire Nessunopoli?

(2 aprile 2007)

 

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