| Scritto da Carmen Fasolo,
02-04-2010 18:45
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Pubblicato in : Rubriche, Cultura |
Clessidre è la nuova Silloge di Isidoro Aiello. Un incontro delicato, ma robusto, di comunicazioni, passioni, conoscenze di sé e della propria solitudine viene fuori da questa nuova opera del poeta barcellonese. Magari i significati approdano più facilmente a chi è in grado di comprendere, sentendole vibrare attraverso gli essenziali versi, derive e vissuti. Questa Silloge in fondo non è altro che una rappresentazione del silenzioso amore dell’uomo.
Aiello è il poeta barcellonese contemporaneo che più amo, da sempre. Perché è davvero un Poeta, perché è umile, perché conosce la vita e prima di narrarla la esplora con delicatezza. Aiello è talmente capace, che non ha bisogno di controllare il mondo per conoscerlo, né di correggere linguisticamente e chirurgicamente ciò che sente, ciò che vive. Non deve assoggettare nulla, perché non ama le prepotenze, non ama il controllo, non ama la prevaricazione. Lui vive di semplicità, ma che non è mai superficialità.
La sua è una poesia introspettivamente “esplorativa”, ma senza una ricerca affannosa. Isidoro questa volta sa, ne è certo, che il mondo non può essere per forza combattuto e allontanato da sé. Poche sono le possibilità di rimedio contro un ingresso violento nelle nostre fragilità. Il poeta è così tanto consapevole, che questa volta – cambiando marchio editoriale – abbandona la chiusura delle pagine. Lascia che il lettore prenda a morsi subito ciò che vuole di questi versi, perché tanto se non vi è rimedio nella realtà, non ne sarà neppure nello spazio bianco di un libro. Il sé resta comunque protetto, non vi è fatalismo, né rassegnazione all’offesa che ogni giorno viene fatta all’essenzialità che vive dentro di noi. Però c’è qualcuno che può proteggerci da violenza e confusione: noi stessi. E in parte anche l’amore con le sue forti braccia. Aiello morde la vita con la bocca dei versi, così come tutti coloro che “usano” la poesia per assaporare la polpa della vita, non la scorza meccanica che serve a mascherarci ogni giorno. È una poesia asciutta, essenziale, ogni parte è perfettamente inserita al posto giusto, senza brodaglie o merletti inutili. Ogni parte è essenziale all’insieme, perché ne costituisce piena e compatta visione.
Dicevamo che la vita stessa schiude, e spesso violentemente, il significato sugli altri e sulle essenze. Lo stesso amore spesso è una truce guerra, condotta da “cupidini armati fino ai denti”. Come se per dare amore (riscaldando “freddi poli”) e per riceverlo (rivestendo i propri “frattali innevati”) sia necessario condurre battaglie. Del resto, se ci fermiamo a pensare, solo chi si accontenta e non si interroga non soffre.
Mi ha colpito il singolare tentativo, nella poesia Non ti dirò chi sei, di utilizzare dinamiche nuove nella risoluzione di una controversia: non ti dirò chi sei, piuttosto ti dirò chi non sei. Eppure non viene esplicitato, enucleato alcun concetto, né offesa, né mistificazione dell’altro. Sostanzialmente è il silenzio che ne dà significato e ne pronuncia l’esatta collocazione. Chi tace sul male, in realtà lo definisce e lo identifica, allontanandolo da sé.
Isidoro Aiello è umile, come ho già detto. Non bussa alla vita per chiedere chissà quali cose o chissà quali materie, gli basta un sorriso per far cambiare colore ai suoi occhi (Emozione). Ci chiarisce, con semplicità, una sostanziale verità sul mondo: non servono mezzi particolari, ci basta una presenza, una compensazione all’assenza, una soffice pelle per farci sentire un’emozione in grado di cambiarci.
Se la vita passa, così come scorrono incessanti e insaziabili i granelli di una clessidra, è nostra l’astuzia della sua gestione. Del resto la trasparenza dell’involucro di una clessidra è muta, taciturna, appesantita dal suo scorrere interno. Se giriamo lo sguardo e guardiamo altrove, la mano non trema, resta salda e forte, ancorata alla vita.
Il tema dell’amore in questa ultima opera di Isidoro Aiello prende più consistenza, forse ne trova appagamento in “candide braccia”, altrimenti non avrebbe taciuto, avrebbe continuato a chiedere di fronte alle paure della notte (Braccia). Forse che la poetica di Aiello si rinforza di un amore certo? Forse che non tutto è perso se veniamo amati almeno un po’? Forse che possiamo farcela anche se le notti sono insonni, le apparenze galoppano, i motivi inutili e banali la fanno da padroni, le aspettative vengono offese e i dubbi inondano i nostri rapporti? I perché restano, senza dubbio, come giganti domande. Aiello lo conferma. Ma l’amore è più forte e ci fa andare in alto.
Anche se non si possono dimenticare le assenze. Soprattutto quelle fisiche di chi abbiamo amato, che ci ha cresciuto e insegnato a vivere, dandoci ciò che poteva darci. Il sorriso, la “possanza”, l’odore di tabacco, io credo che possano restare dentro di noi e attorno a noi, se è vero come diceva un giovane amico napoletano che “la morte non è una fine, ma una trasformazione”. Forse la poesia potrebbe abbracciare Isidoro, dicendogli che la bellezza della vita e di chi abbiamo avuto con noi è “essere”, poiché chi non c’è più in verità continua a vivere, ad esserci, attraverso le nostre scelte, le nostre parole e i nostri modi. Tolstoj diceva: “Noi moriamo solo quando non lasciamo radici in altri”. Anche la scomparsa dolorosa nella vita di Isidoro rappresenta, in verità, un approdo.
Essenziale da leggere, necessario da comprare. Isidoro Aiello, Clessidre, Edizioni Il Gabbiano 10,00 Euro |