Addio al poeta Sanguineti

Scritto da Barcellonapg.it, 20-05-2010 10:20

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Pubblicato in : Rubriche, Cultura


Edoardo SanguinetiSi è spento uno dei poeti d'avanguardia più seguito in Italia nei nostri giorni. Era a casa quando si è sentito male, la corsa nella clinica ligure di Sampierdarena e la decisione di operarlo immediatamente per un aneurisma. Il cuore, però, sembra non abbia retto. Aveva 79 anni Edoardo Sanguineti ed era esponente di punta del Gruppo '63, autore teatrale, saggista, critico letterario e studioso di Dante. Per verificare se non ci sono stati errori nell'assistenza medica, il pm Patrizia Petruzziello ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, ha fatto sequestrare la cartella clinica, e ordinerà presto l'autopsia.

Luciana, la moglie del poeta, ricorda quelle ore in ospedale. «Non avrei mai immaginato che finisse così. Ho accompagnato Edoardo al pronto soccorso. Abbiamo aspettato due ore. Dicevo ai medici: non schiacciategli la pancia che ha un aneurisma che si vede dall'esterno. Niente, quelli dicevano che dovevano visitarlo».

Oggi si ricordano le sue parole: «Nel mercato planetario - è scritto, infatti, nel suo ultimo intervento pubblico - far ridere è arma di potere. È meglio scrivere di riso che di lacrime, perché ridere è ciò che è proprio dell'uomo».

Sulla poesia, tre anni fa, Sanguineti scriveva: «In cinquant'anni molte cose sono profondamente cambiate, la poesia è cambiata, ma non è cambiato il compito dei poeti, quello di disegnare il profilo ideologico di un'epoca».

 

Anche della sua tanto amata Genova ci ha lasciato un ricordo: «Posso dire che l'universo, che altrove si squaderna, è qui raccolto, miniaturizzato come si deve. Ma questo accade perché Genova è un po' una replica del mondo, e un po' è un suo archetipo ristretto, una specie un modellino ristretto».

Come già detto, era uno degli esponenti di punta del Gruppo '63. Il Gruppo 63 non era altro che un manipolo di straordinari intellettuali d'avanguardia che, riuniti nel 1963 in un convegno a Solunto, criticarono ferocemente quelle opere letterarie che erano legate a modelli tradizionali, da considerare superati.

Diverse erano le personalità che ne fecero parte anche in seguito: poeti, scrittori, critici e studiosi animati dal desiderio di sperimentare nuove forme di espressione, rompendo con gli schemi tradizionali. Nessuno di loro si diede un manifesto o un decalogo di regole da rispettare, ma ciascuno scrisse, operò, creò arte in modo libero, depurandosi da ogni vincolo che potesse ingabbiare l'ispirazione. Molte delle opere e delle personalità che le creavano parlavano di impegno politico, di rottura con il passato, di distruzione dei classici schemi, in chiave marxista e strutturalista.

Qualche nome lo ricordiamo: Arbasino, Anceschi, Balestrini, Nanni, Oliva, Giuliani, Celli, Colombo, Costa, Di Marco, Eco, Filippini, Gozzi, Guglielmi, Manganelli, Niccolai, Pagliarani, Porta, Pignotti, lo stesso Sanguineti, Spatola, Vassalli, Perriera, Lombardi, Torricelli, Scabia.

Sanguineti è morto, ma ci lascia un'eredità poetica e di impegno politico non indifferenti.


Sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca
.

("Corollario 1992-1996", Ed. Feltrinelli, 1997)


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